Sfatiamo i più grandi miti sugli ETF

8 min read

Attraverso la comprensione di come funziona il veicolo, gli investitori e i consulenti possono scoprire i vantaggi tangibili degli ETF.

Gli Exchange-traded fund (ETF) fanno parte dei mercati dei capitali europei da più di due decenni e la loro adozione ha subito una notevole accelerazione negli ultimi anni. Gli investitori apprezzano molte delle caratteristiche offerte dagli ETF, tra cui la quotazione in borsa, la liquidità infragiornaliera, la trasparenza e i costi competitivi rispetto a veicoli comparabili.

Dal loro debutto regionale all'inizio del millennio, gli ETF hanno servito bene gli investitori europei attraverso alcuni cicli di mercato molto difficili. Tuttavia, persistono malintesi su cosa siano, su come vengano scambiati e sui ruoli che possono svolgere nei portafogli. Diamo un'occhiata ai cinque miti più persistenti sugli ETF e alla realtà che si cela dietro di essi.

Mito numero uno: gli investitori a lungo termine non hanno bisogno degli ETF

Alcuni investitori con un orizzonte temporale a lungo termine presumono che la struttura dell'ETF offra loro poco valore. La logica è semplice: se un portafoglio non viene negoziato frequentemente, perché la negoziabilità infragiornaliera è importante?

A nostro avviso, questa prospettiva è troppo ristretta. Gli ETF possono essere utili anche per gli investitori a lungo termine che negoziano raramente. La maggior parte dei portafogli a lungo termine richiede comunque ribilanciamenti periodici, cambi di gestore o riallocazioni strategiche. In quei momenti, gli ETF possono offrire semplicità operativa, ampia accessibilità tramite conti di intermediazione e un'implementazione efficiente.

Il valore della struttura dell'ETF si estende anche oltre la comodità. Poiché gli ETF sono negoziati in borsa, possono fornire un ulteriore livello di accesso al mercato e di liquidità, anche in contesti più volatili o perturbati. Nel corso del tempo, le loro efficienze operative e il profilo dei costi competitivo possono anche aiutare a ridurre il freno alla performance.

In parole povere, gli ETF non sono solo per i trader tattici. Possono anche essere elementi costitutivi efficaci per gli investitori a lungo termine che cercano un'implementazione efficiente del portafoglio.

Mito numero due: gli ETF sono utili solo per gli investitori passivi

Per molti investitori, il termine "ETF" è diventato sinonimo di "investimento passivo". È comprensibile, dato che le strategie passive hanno a lungo dominato gli asset degli ETF a livello globale.

Ma il veicolo in sé non è intrinsecamente passivo. Un ETF è semplicemente un contenitore. Può essere utilizzato per fornire un'esposizione agli indici, strategie sistematiche o portafogli completamente attivi. In effetti, gli ETF attivi sono diventati una parte sempre più importante del mercato, evolvendosi da approcci più basati su regole a strategie guidate dal gestore progettate per cercare la sovraperformance all'interno di specifiche classi di attività e segmenti.

Per molti investitori, la vera questione nella gestione del portafoglio non è passivo versus ETF. Riguarda il modo in cui attivo e passivo possono lavorare insieme. Gli ETF possono servire a entrambi gli scopi: possono fornire un'esposizione beta efficiente (Il beta è una misura della variazione attesa del rendimento di un titolo o di un portafoglio rispetto al rendimento di mercato) e possono anche fornire visioni attive differenziate in un formato trasparente e negoziato in borsa.

 

Mito numero tre: il volume medio giornaliero di un ETF ti dice quanto è liquido

Questo è uno dei malintesi più comuni negli investimenti in ETF. Il presupposto spesso deriva da come gli investitori pensano alle singole azioni, dove il volume medio giornaliero può offrire un'indicazione approssimativa della capacità di negoziazione.

Gli ETF funzionano diversamente. Il volume di negoziazione a video di un ETF riflette l'attività nel mercato secondario, in cui gli investitori acquistano e vendono quote di ETF tra loro. Ma gli ETF hanno anche un mercato primario, in cui i partecipanti autorizzati possono creare o rimborsare quote in risposta alla domanda degli investitori. Di conseguenza, la capacità di negoziazione di un ETF non è limitata al numero di quote negoziate in borsa in un determinato giorno.

Una visione più completa della liquidità dell'ETF considera la liquidità dei titoli sottostanti, l'efficienza del processo di creazione e rimborso e la capacità dei market maker di facilitare le negoziazioni. In pratica, ciò significa che un ETF con un volume medio giornaliero modesto potrebbe comunque essere in grado di accogliere transazioni di dimensioni considerevoli se il portafoglio sottostante è sufficientemente liquido. Ciò è spesso dimostrato da spread stabili sugli ETF, indipendentemente dalle dimensioni dei volumi di negoziazione, il che indica una solida liquidità sia nel mercato primario che in quello secondario.

Il punto chiave è che il volume medio giornaliero può essere informativo, ma non è una misura completa della liquidità dell'ETF.

Mito numero quattro: i premi e gli sconti rispetto al NAV sono costosi per gli investitori

Gli investitori abituati ai fondi comuni di investimento potrebbero considerare i premi e gli sconti degli ETF rispetto al valore patrimoniale netto (NAV) come un segno che qualcosa non va sotto il cofano. In realtà, queste differenze di prezzo sono spesso una parte normale di come funzionano i mercati.

I premi e gli sconti riflettono spesso la determinazione del prezzo (price discovery) in tempo reale. Si consideri un ETF azionario internazionale negoziato in Europa o negli Stati Uniti mentre il mercato locale per le sue partecipazioni sottostanti è chiuso. Il prezzo dell'ETF potrebbe adeguarsi per riflettere nuove informazioni, anche se il NAV riportato è ancora basato su prezzi di mercato precedenti. Un modello simile può verificarsi nel reddito fisso, dove molte obbligazioni sono negoziate over the counter e potrebbero non aggiornarsi continuamente durante il giorno.

In queste situazioni, il prezzo dell'ETF potrebbe effettivamente fornire una stima più attuale del fair value rispetto al NAV pubblicato. Piuttosto che indicare una disfunzione del mercato, un premio o uno sconto potrebbe semplicemente mostrare che l'ETF sta incorporando le informazioni più velocemente rispetto ai dati di prezzo sottostanti.

Ciò non significa che tutti i premi e gli sconti debbano essere ignorati. Le deviazioni persistenti o insolitamente ampie meritano attenzione. Ma in molti casi, premi e sconti modesti non sono un difetto nella struttura dell'ETF; sono la prova che il mercato sta facendo il suo lavoro.

Mito numero cinque: gli ETF potrebbero far crollare il mercato durante un forte calo

Poiché gli ETF si negoziano in modo efficiente e possono passare di mano rapidamente, alcuni investitori temono che possano peggiorare lo stress del mercato durante i periodi di forti vendite. Questa preoccupazione viene spesso sollevata in aree meno liquide del mercato, come le obbligazioni ad alto rendimento (high yield).

In pratica, tuttavia, gli ETF hanno spesso supportato il funzionamento del mercato durante i periodi di turbolenza piuttosto che comprometterlo.

Una ragione è che le negoziazioni di ETF sul mercato secondario non si traducono automaticamente in negoziazioni uno a uno sui titoli sottostanti. Quando un investitore vende quote di un ETF e un altro le acquista, l'esposizione cambia di mano senza richiedere necessariamente al fondo di effettuare transazioni sulle partecipazioni in portafoglio. Questa capacità di trasferire il rischio sul mercato secondario può aiutare a ridurre la pressione sul mercato azionario (cash market) sottostante.

Gli ETF possono anche contribuire alla determinazione del prezzo quando i mercati sottostanti diventano più difficili da negoziare. Ad esempio, durante la crisi del debito sovrano greco nel 2015, gli ETF con esposizione azionaria greca hanno continuato a essere negoziati sulle borse estere anche mentre la Borsa di Atene era chiusa. Tali ETF hanno fornito agli investitori un meccanismo per adeguare l'esposizione e hanno fornito un segnale di mercato in tempo reale quando la negoziazione diretta sui titoli sottostanti non era disponibile.

Questo esempio dimostra come gli ETF possano fungere da sede aggiuntiva per la liquidità e la determinazione del prezzo durante i periodi di stress del mercato.

Guardare oltre l'etichetta

Gli ETF non sono una soluzione adatta a tutti. Ogni strategia sottostante è diversa e dovrebbe essere valutata attentamente per gli obiettivi dei singoli investitori. Ma riteniamo che molte delle preoccupazioni più comuni sulla struttura derivino da incomprensioni piuttosto che da prove.

Per gli investitori a lungo termine, riteniamo che gli ETF possano essere preziosi sia nei portafogli attivi che in quelli passivi. In genere, sono più liquidi di quanto il solo volume giornaliero medio possa suggerire, informativi quando vengono scambiati a un prezzo diverso dal NAV e di supporto al funzionamento del mercato in condizioni di stress.

Con una chiara comprensione di come funziona il veicolo ETF, sia gli investitori che i consulenti saranno ben equipaggiati per guardare oltre l'etichetta. Un impiego ponderato degli ETF può fornire strumenti flessibili ed efficienti per cogliere un'ampia gamma di fonti di rendimento che si adattano a diversi obiettivi di portafoglio.

Il valore di un investimento può aumentare o diminuire e gli investitori potrebbero non recuperare l’intero importo investito. Il capitale è a rischio. Non vi è alcuna garanzia che gli obiettivi di investimento vengano raggiunti. 

Gli ETF sono soggetti a rischi relativi alla quotazione, alla liquidità, alla negoziazione e al regolamento e possono anche comportare commissioni e considerazioni fiscali che incidono sui rendimenti complessivi degli investimenti.