Aggiornamento sulla politica fiscale

13 maggio 2024
3 min read

I disavanzi di bilancio prolungati nel tempo possono avere un costo. Ecco come si presenta la situazione per le economie mondiali.

Negli ultimi tempi gli investitori sono stati raggiunti da una enorme mole di notizie sull'evoluzione della politica monetaria. Tuttavia, gli sviluppi sul fronte della politica fiscale hanno effetti di vasta portata sulla crescita di lungo periodo e sui fondamentali delle economie mondiali. A questo proposito, molte regioni sono ancora gravate da problemi di deficit e debito.

I persistenti disavanzi degli Stati Uniti possono ostacolare la crescita

Negli ultimi anni l'economia statunitense ha superato ogni aspettativa, eccellendo nel panorama globale grazie alla spinta inusuale proveniente dalla politica fiscale. Di solito i cicli economici sono caratterizzati da ampi deficit di bilancio nelle fasi congiunturali sfavorevoli, poiché i governi stimolano la domanda per evitare esiti peggiori di una mera recessione. Dopo la fase recessiva le entrate fiscali aumentano e i programmi di sostegno di emergenza si interrompono, favorendo una riduzione dei disavanzi.  

Questa volta il ciclo statunitense ha avuto un andamento diverso. 

Con l'invecchiamento demografico le prestazioni previdenziali e assistenziali sono in aumento; inoltre, l'elevata spesa per le infrastrutture e per altre priorità dell'era pandemica ha mantenuto la spesa pubblica complessiva al di sopra del livello pre-Covid. Al contempo, gli sgravi fiscali del passato hanno limitato le entrate. Da questo scaturisce un disavanzo di bilancio pari al 6% circa del prodotto interno lordo (PIL) (cfr. Grafico), che, stando alle previsioni del Congressional Budget Office (CBO), sembra destinato a restare a tale livello per tutto il prossimo decennio. Si tratta di un deficit più ampio di quanto ci si aspetterebbe in assenza di una guerra o di una recessione.

Il deficit degli Stati Uniti è ampio e (probabilmente) persistente
Disavanzo di bilancio degli USA in percentuale del PIL
Il deficit degli Stati Uniti è ampio e (probabilmente) persistente

Le performance passate e le stime attuali non sono garanzia di risultati futuri.
Al 31 marzo 2024; per il 2024 e oltre si utilizzano dati stimati
Fonte: Congressional Budget Office

Il disavanzo è un fattore di sostegno per la crescita? Sì e no.

I tassi di crescita sono influenzati dalla variazione incrementale del deficit, per cui un disavanzo stabile nei prossimi anni non avrebbe un effetto significativo sulla crescita del PIL. Tuttavia, la mancata riduzione della spesa pubblica ha giocato un ruolo nel previsto atterraggio morbido, che probabilmente sarebbe stato più duro – sfociando forse in una recessione – in presenza di una politica fiscale meno espansiva come quella che si registra di solito in una fase post-recessiva. In tempi "normali" il disavanzo degli Stati Uniti è pari in media al 3,5% del PIL (dunque inferiore di circa 2,5 punti percentuali al livello attuale), e un deficit di questa entità avrebbe posto un freno maggiore alla crescita economica.

Gli ampi disavanzi, per quanto possano aver contribuito a stabilizzare la crescita economica, hanno un costo: l'aumento del debito. Il rapporto tra debito del Tesoro USA e PIL è oggi superiore al 100% ed è destinato ad aumentare nei prossimi anni in assenza di un cambiamento sostanziale nella politica fiscale. Non pensiamo che questo possa causare una crisi nell'immediato, ma l'aumento del debito pubblico, abbinato a quello dei tassi d'interesse, farà salire il rapporto di servizio del debito del governo, ovvero il costo sostenuto per rimborsare il debito in essere. Ciò sottrae denaro a investimenti più produttivi e potrebbe limitare la flessibilità della politica fiscale in occasione della prossima fase di debolezza economica.

Disciplina fiscale flessibile: la "nuova normalità" in Europa

La politica fiscale europea ha contribuito ad arginare la contrazione economica causata da una serie di shock successivi, spingendo il disavanzo su una media del 5,3% dal 2020 al 2022. Dietro questo dato si celano notevoli discrepanze: Italia e Francia presentano ancora ampi deficit, mentre Spagna e Germania hanno posizioni fiscali molto più sostenibili. Il rapporto debito/PIL complessivo dell'Eurozona, in calo prima della pandemia, è salito all'88% e rimarrà verosimilmente elevato.

Allo stato attuale, sia il rapporto deficit/PIL che il rapporto debito/PIL superano i limiti previsti dal Patto di stabilità e crescita (PSC), rispettivamente pari al 3% e al 60%. Tuttavia, nel 2023 l'impulso fiscale – ovvero l'impatto della spesa pubblica e delle politiche tributarie sulla crescita economica – è diventato negativo e dovrebbe rimanere tale anche nel 2024, poiché i paesi europei continuano a eliminare gradualmente tutti gli aiuti legati all'energia. Inoltre, il PSC, che era stato sospeso nel 2020 per consentire ai paesi membri di derogare ai vincoli fiscali imposti, è stato riattivato per il 2024. 

Di conseguenza, i paesi che prevedono di sforare il limite del 3% di deficit nel 2025 rischiano una procedura per disavanzo eccessivo (PDE) che potrebbe alimentare la volatilità a breve termine. Detto questo, il PSC si prefigge l'obiettivo di promuovere la disciplina di bilancio e i paesi coinvolti in una PDE saranno costretti ad attuare aggiustamenti rigorosi sul fronte dei conti pubblici. Questi aggiustamenti, tuttavia, sarebbero probabilmente più graduali di quanto previsto dalle precedenti versioni del PSC, in quanto terrebbero conto delle caratteristiche specifiche del paese, favorendo un percorso più flessibile verso gli obiettivi di bilancio. 

In definitiva, anche il nuovo PSC ha quale obiettivo ultimo il consolidamento fiscale. La Commissione europea prevede di ridurre il deficit al 2,8% del PIL nel 2025; una tendenza analoga potrebbe registrarsi nel Regno Unito (cfr. Grafico), nonostante un anno elettorale potenzialmente contrastato. Come in Europa, l'impulso fiscale del Regno Unito diventerà negativo e rimarrà tale per diversi anni. Il governo è inoltre tenuto a rispettare le regole fiscali, ovvero a ridurre i rapporti debito/PIL e deficit/PIL nell'arco di cinque anni, ed è previsto che entrambi gli obiettivi saranno raggiunti.

Pertanto, dal nostro punto di vista, il quadro generale per le economie europee sembra improntato a una nuova normalità caratterizzata da una disciplina fiscale flessibile.

I deficit europei tornano a convergere verso i livelli pre-Covid
Disavanzi di bilancio in percentuale del PIL
I deficit europei tornano a convergere verso i livelli pre-Covid

Le performance passate e le proiezioni attuali non sono garanzia di risultati futuri.
Al 31 marzo 2024; per il 2024 e oltre si utilizzano dati previsionali
Fonte: Eurostat e Office for Budget Responsibility

Progressi eterogenei sul fronte fiscale nelle economie emergenti

Negli ultimi anni la narrazione relativa ai mercati emergenti è stata dominata da difficoltà legate al debito, ritardi nelle procedure di default degli emittenti sovrani e dispersione del debito. Il debito pubblico complessivo, escluso quello cinese, dovrebbe stabilizzarsi intorno agli attuali livelli di poco inferiori al 60% del PIL, ovvero a 7 punti percentuali in più del livello pre-Covid. L'Africa, l'Asia e l'Europa hanno stentato a rimettere ordine nei conti pubblici all'indomani della pandemia, mentre l'America Latina e il Medio Oriente hanno ricostituito senza grosse difficoltà solide posizioni fiscali. 

I miglioramenti dei conti pubblici in America Latina riflettono una politica fiscale prudente, ma anche una crescita economica sostenuta, dovuta in parte all'eccezionalità degli Stati Uniti. La dinamica del debito in Medio Oriente è migliorata grazie soprattutto all'aumento dei prezzi del petrolio. Le economie più integrate con il ciclo economico statunitense (o che generano entrate significative dal petrolio) hanno avuto maggiore successo nel consolidamento del debito; la presenza di forti legami con l'Europa e la Cina non è stata di grande aiuto nel corso di questo ciclo.

La traiettoria ascendente del debito asiatico è imputabile per lo più alla Cina. Considerando un'ampia definizione del debito pubblico cinese, che comprende le attività dei veicoli di finanziamento delle amministrazioni locali, i fondi gestiti dal governo e i fondi speciali per l'edilizia, si scopre che il debito è salito al 120% del PIL dal 50% circa di un decennio fa. Secondo le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale, nel prossimo futuro la crescita del debito in Cina supererà quella degli Stati Uniti. 

L'assenza di una stretta fiscale nelle due maggiori economie mondiali potrebbe limitare i rischi di un rallentamento della crescita del PIL mondiale, ma anche ostacolare il finanziamento dei mercati emergenti. Una maggiore carenza di fonti di finanziamento, sommata a un aumento del fabbisogno finanziario, richiederebbe un rigore fiscale ancora maggiore (cfr. Grafico).

Le economie emergenti si confrontano con un maggior fabbisogno finanziario
Fabbisogno finanziario pubblico lordo in percentuale del PIL
Le economie emergenti si confrontano con un maggior fabbisogno finanziario

Le performance passate e le proiezioni attuali non sono garanzia di risultati futuri.
I dati provengono dalle analisi di sostenibilità del debito di 60 economie emergenti. La media dei mercati emergenti è ponderata in base alle dimensioni di ciascuna economia espresse in dollari correnti del 2023. Il fabbisogno finanziario pubblico lordo della Cina è calcolato sulla base di una definizione ampia di debito, che include nel perimetro del governo l'attività dei veicoli di finanziamento delle amministrazioni locali, dei fondi gestiti dal governo e dei fondi speciali per l'edilizia.
Al 31 marzo 2024; per il 2023 e oltre si utilizzano dati stimati
Fonte: Fondo Monetario Internazionale

Cosa può contribuire ad allentare le pressioni? È importante che i default degli emittenti sovrani siano risolti in tempi rapidi, e anche il sostegno finanziario e i segnali politici provenienti di recente dalle agenzie multilaterali possono essere d'aiuto. Inoltre, il ricorso a fattori dipendenti dallo stato per la ristrutturazione del debito e il ritorno sui mercati delle economie di frontiera potrebbero ridurre i costi di finanziamento a medio termine se gli obiettivi fossero raggiunti.

Le opinioni espresse nel presente documento non costituiscono ricerca, consulenza di investimento o raccomandazioni di acquisto o di vendita, e non rappresentano necessariamente le opinioni di tutti i team di gestione di AB; tali opinioni sono soggette a revisione nel corso del tempo.