Durante una recente serie di incontri in Asia, abbiamo udito ripetutamente la seguente domanda: “Gli Stati Uniti sono ancora eccezionali?” Implicitamente, a questo fa seguito un’altra domanda: “Se l’eccezionalità degli Stati Uniti è in forse, di quanto dovrei ridurre i miei investimenti per dirottarli verso altre regioni?”.
Il nuovo consensus è meno favorevole agli USA nel breve termine. Ma cosa si può dire a livello strategico? È proprio vero che l’eccezionalità degli Stati Uniti è improvvisamente finita? E gli investitori devono davvero cominciare a riconsiderare le implicazioni per le azioni, le obbligazioni e il dollaro statunitensi?
Molti commenti che abbiamo sentito si basano sull’idea che l’eccezionalità degli Stati Uniti appartenga ormai al passato. Tuttavia, questa idea nasconde un equivoco. La vera eccezionalità è qualcosa di strategico, non di tattico. È vero, negli ultimi anni le imprese statunitensi hanno beneficiato di un quadro congiunturale particolarmente solido (qualcuno ricorda ancora i dibattiti sull’atterraggio duro o morbido dell’inizio del 2024?), con una crescita degli utili eccezionale rispetto al resto del mondo. Lo shock dei dazi, sommato alla drastica riduzione dei piani di investimento e all’impatto sulle aspettative dei consumatori, ha comportato un rapido deterioramento della congiuntura, tanto che le probabilità di una recessione degli Stati Uniti nel corso di quest’anno sono salite al 40% e alcuni consumatori e imprese si confrontano con bruschi rincari di alcuni beni. Al contempo, però, le prospettive di crescita a breve termine sono in calo anche nel resto del mondo. Non intendiamo quindi sminuire le implicazioni di breve periodo legate a questi fattori, ma si tratta di sviluppi tattici, non strategici.
Possiamo ancora parlare di eccezionalità statunitense in un’ottica strategica?
Sospettiamo che una risposta affermativa sarà impopolare, dopo il “Liberation Day”, ma crediamo che gli Stati Uniti mantengano ancora la loro eccezionalità in ambito azionario. Certo, il loro primato è stato intaccato, ma alcuni elementi sono davvero duraturi. Come vedremo più avanti, i motivi per detenere le obbligazioni statunitensi, ed i rischi associati, sono differenti.
L’entità del recente cambiamento è evidente nei flussi netti relativi verso gli Stati Uniti e la Germania registrati dopo le elezioni statunitensi. I flussi euforici verso l’azionario USA si sono bruscamente interrotti intorno alla data degli annunci relativi ai dazi. La Germania, invece, che era stata fortemente trascurata dagli investitori (per molti buoni motivi), ha ricevuto afflussi che in breve tempo hanno annullato tutti i deflussi dalla fine del 2023 (cfr. Grafico 1). Da notare che le azioni tedesche (e non statunitensi) hanno incontrato il favore sia degli investitori nazionali che di quelli internazionali, mentre negli USA è emersa una chiara spaccatura: gli investitori privati statunitensi hanno approfittato della debolezza per acquistare, mentre gli investitori istituzionali e internazionali hanno venduto.