Una crescita più debole significa tassi più bassi
Non è escluso che gli scenari peggiori possano essere evitati. Le proposte sui dazi potrebbero non essere attuate appieno, in quanto i paesi interessati potrebbero mitigare gli effetti tramite negoziati bilaterali e concessioni su aspetti non commerciali. Inoltre, le imprese hanno imparato a gestire meglio il rischio di dazi (durante la prima amministrazione Trump) e la resilienza delle catene di fornitura (durante il Covid). Infine, Trump ha giurato di porre fine alla guerra in Ucraina, riducendo potenzialmente il fabbisogno di spesa su questo fronte.
Ciò nonostante, le economie europee stentano ancora a ritornare su una traiettoria di crescita sostenuta dopo la pandemia e uno shock esterno potrebbe spingere la regione in recessione. Il mercato prevede che il tasso di riferimento della Banca centrale europea (BCE) si assesterà tra il 2,0% e il 2,25% nei prossimi anni.
Riteniamo che questo livello sia troppo elevato e che i tassi diminuiranno ulteriormente, poiché l’Europa è alle prese con gli stessi problemi strutturali già presenti prima della pandemia . Le nuove difficoltà poste dalle politiche di Trump potrebbero indurre la BCE e la Bank of England a ridurre ulteriormente i tassi. Al contempo, le politiche di Trump potrebbero tradursi in un aumento della crescita nominale e dell’inflazione negli USA e in un minor numero di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.
I mercati obbligazionari potrebbero beneficiare di una spinta considerevole
Le prospettive di una marcata flessione dei tassi in Europa e di una crescita del PIL più vivace negli Stati Uniti avranno probabilmente effetti positivi di rilievo sui mercati obbligazionari in euro e in sterline nei prossimi due anni. Prevediamo un calo dei rendimenti sul tratto a breve della curva, con un aumento solo marginale sul segmento a lunghissimo termine (30 anni) a causa del deterioramento dei conti pubblici.
Gli emittenti investment grade con i profili finanziari più solidi resisteranno meglio alle pressioni dei dazi, e i loro titoli obbligazionari trarranno a nostro avviso il massimo beneficio dalla diminuzione dei tassi. Gli emittenti high yield sono più sensibili ai cambiamenti delle prospettive economiche e potrebbero risentire maggiormente di un rallentamento della crescita. Ciò nonostante, i mercati high yield europei partono da una posizione di forza , con fondamentali prevalentemente solidi e una domanda robusta in relazione all’offerta. In particolare, il 65% circa del mercato high yield ha rating BB e gli emittenti di questo gruppo non hanno necessariamente bisogno di una crescita sostenuta per onorare i propri debiti. Tuttavia, a nostro avviso, gli emittenti con rating CCC e inferiore, più indebitati e di qualità più bassa, necessiteranno probabilmente di un’economia in crescita per sostenere le loro strutture di capitale e sono vulnerabili a un rallentamento.
A fronte della continua diminuzione dei tassi, gli investitori europei che si tengono alla larga dalle obbligazioni e rimangono investiti in liquidità potrebbero sostenere secondo noi un costo considerevole in termini di opportunità perdute.
La gestione attiva può giocare un ruolo importante
Anche se le nuove politiche statunitensi potrebbero avere effetti complessivamente negativi sulle economie e sulle imprese europee, prevediamo un’ampia dispersione degli esiti a livello di emittenti, settori e paesi. Molti emittenti di debito denominato in euro, ad esempio, sono multinazionali meno esposte al ciclo di crescita europeo. Il debito in euro emesso da imprese statunitensi può beneficiare sia del calo dei tassi in euro che della maggiore crescita economica statunitense. Inoltre, le esposizioni degli emittenti cambieranno probabilmente nel tempo con l’evoluzione delle politiche economiche. Pertanto, i gestori attivi, soprattutto quelli che gestiscono strategie dinamiche e attente ai rischi, possono trovare buone opportunità.
Il progetto europeo potrebbe essere a un bivio
Trump rifiuta le teorie sul cambiamento climatico causato dall’uomo e preferisce stimolare la produzione di energia, compresi gli idrocarburi, per alimentare la crescita economica degli Stati Uniti. Ha affidato al suo team il compito di attuare una significativa deregolamentazione e di ridurre i costi della pubblica amministrazione, e intende prorogare gli sgravi fiscali in scadenza nel 2025. In breve, crediamo che le sue politiche potrebbero accentuare il vantaggio competitivo delle aziende statunitensi e allargare il divario tra i tassi di crescita di Stati Uniti ed Europa.
Di fronte allo scontento degli elettori per gli alti prezzi dell’energia, è probabile che i governi dell’Unione europea (UE) e del Regno Unito si sentiranno obbligati a ripensare il ritmo della transizione verde. I cambiamenti di policy negli Stati Uniti potrebbero anche rafforzare le richieste nell’UE di un programma più ambizioso per migliorare la competitività e la coesione dell’Eurozona, anche mediante un ulteriore aumento dei poteri di indebitamento dell’UE.
Gli investitori dovranno stare attenti all’evolversi di questi eventi e alle variazioni dei prezzi dei titoli, che potrebbero sopravvalutare o sottovalutare gli impatti effettivi dei cambiamenti. Gli strumenti in grado di analizzare e valutare in modo obiettivo e coerente le metriche ESG finanziariamente rilevanti e di sfruttare sistematicamente la ricerca fondamentale e quantitativa[MD5] relativamente a un gran numero di obbligazioni rivestiranno un’estrema importanza. È solo sviluppando queste capacità che gli investitori potranno valutare appieno l’impatto di cambiamenti dalla portata potenzialmente ampia, e dunque mitigare i rischi e cogliere le opportunità durante il mandato di Trump e oltre.