Dopo un anno particolarmente positivo per le azioni cinesi, il miglioramento dei fondamentali e l’accelerazione della crescita degli utili potranno offrire ulteriori opportunità agli investitori?
In un anno che ha sorpreso anche gli osservatori più scettici, nel 2025 le azioni cinesi hanno registrato una solida performance, sostenute dal rafforzamento dei fondamentali aziendali, dalla ripresa degli utili e da riforme politiche favorevoli. La Cina entra nel 2026 su basi solide per conseguire ulteriori progressi, anche se sarà necessario un approccio selettivo per intercettare la prossima fase della ripresa.
Le azioni cinesi offshore e le “A shares”, titoli di società della Cina continentale negoziati sulle due principali borse domestiche, hanno registrato due anni consecutivi di rialzi a doppia cifra dopo un prolungato periodo di sottoperformance. La ripresa, diffusa e trasversale, ha coinvolto molteplici comparti dell’economia. Nel corso del prossimo anno, riteniamo che il dibattito sulla Cina non verterà più sulla sua investibilità in quanto seconda economia mondiale, bensì su come prendere esposizione in modo efficace verso il mercato cinese.
Gli utili saranno il principale motore di performance
Nel lungo periodo, i rendimenti azionari sono guidati dall’andamento degli utili. Ciò contribuisce a spiegare perché le azioni cinesi abbiano attraversato una fase complessa per gran parte dell’ultimo decennio, a fronte di una crescita stagnante degli utili per azione (EPS). Una parte di tale debolezza era di natura ciclica, ma non sono mancati i fattori strutturali. La Cina sta attraversando una traiettoria di crescita tipica di molte economie dell’Asia orientale: espansione trainata dalle esportazioni, aumento della ricchezza, boom immobiliare e successiva correzione. Corea e Giappone hanno vissuto dinamiche analoghe. Queste transizioni possono essere dolorose, ma non sono né uniche né permanenti.
Le azioni cinesi sono state inoltre penalizzate da una debole disciplina dei prezzi, dalla deflazione e dall’eccesso di capacità produttiva, oltre che da livelli elevati di emissioni che hanno diluito la crescita degli EPS. Fortunatamente per gli investitori, dividendi e riacquisti di azioni sono diventati più diffusi, mentre l’emissione netta si è portata in territorio negativo. È ancora presto, ma la direzione del cambiamento è rilevante. Con un deciso cambio di rotta sul piano delle policy, la Cina ha posto un freno alla “involution”, ovvero ai drastici tagli dei prezzi precedentemente utilizzati per stimolare i consumi e la crescita economica. La strategia anti-involution rientra nel 15° Piano Quinquennale ed è, a nostro avviso, un fattore di mercato ancora sottovalutato.
Nel complesso, queste evoluzioni hanno contribuito a un miglioramento dei margini. Riteniamo che il ritorno sul capitale proprio (ROE) possa aver raggiunto un punto di svolta, con le stime di consenso sulla crescita degli EPS per l’ampio mercato rappresentato dal CSI 300 che superano quelle dell’S&P 500 e dell’MSCI EAFE (Grafico). Queste aspettative positive si fondano su una reale ripresa degli utili, piuttosto che su un mero miglioramento del sentiment, un cambiamento significativo rispetto agli anni precedenti.