Per l’obbligazionario europeo lo scenario rimane favorevole, nonostante le nuove sfide create dai cambiamenti in ambito tecnologico.
Nel corso dell’anno, nel Regno Unito e nell’area euro scorgiamo margini per ulteriori tagli dei tassi d’interesse a tutto vantaggio dei titoli di Stato. Nei mercati del credito europei, sia investment grade sia high yield, riteniamo che i fattori positivi che hanno determinato la solida performance del 2025 restino immutati. Al contempo, nel 2026 la tecnologia e il potenziale trasformativo dell’IA potrebbero presentare nuovi rischi e opportunità per gli investitori obbligazionari europei.
La tesi a favore di tassi più bassi
Pur attendendosi un ulteriore calo dei tassi d’interesse nel Regno Unito nel 2026, il mercato ritiene che i tassi nell’area euro si siano stabilizzati e che la prossima variazione sarà al rialzo. Noi non siamo dello stesso avviso.
Nell’area euro diversi fattori minacciano di spingere l’inflazione sotto il target del 2%. Ad esempio l’inflazione di salari e servizi, in precedenza persistente, continua a rallentare. L’euro resta forte, penalizzando gli esportatori europei. E dopo le guerre commerciali, le esportazioni cinesi vengono reindirizzate dagli Stati Uniti verso l’Europa, causando un abbassamento dei prezzi.
La Banca centrale europea (BCE) considera temporanei gli scostamenti dall’obiettivo di inflazione fissato e si attende un’accelerazione della crescita economica grazie all’aumento della spesa pubblica tedesca, in grado di innescare una revisione al rialzo dei tassi nell’area euro. Tuttavia riteniamo che la crescita possa rimanere debole o, nella migliore delle ipotesi, in linea con il trend e non scorgiamo segnali decisi che possano sostenere un tasso d’interesse neutrale più elevato nell’area euro.
La conclusione? A nostro avviso, nel 2026 vi è la possibilità di ulteriori stimoli sotto forma di uno o più tagli dei tassi da parte della BCE.
Ci aspettiamo che un calo dei tassi abbia ricadute molto positive sul segmento breve e su quello medio della curva dei rendimenti dei titoli di Stato del Regno Unito e dell’area euro, mentre le scadenze più lunghe subiranno probabilmente pressioni al rialzo a causa degli ampi disavanzi di bilancio, sia in patria sia all’estero.
Le valutazioni sono interessanti
C’è chi è preoccupato per il fatto che gli spread creditizi dell’area euro sono ristretti. Noi, tuttavia, non riteniamo che gli spread compressi debbano dissuadere gli investitori dal detenere credito. Il miglior indicatore dei rendimenti totali futuri resta il livello dei rendimenti potenziali correnti, non lo spread. Considerato quindi che l’investment grade si colloca al 3,1% e l’high yield al 5%, scorgiamo rendimenti potenzialmente interessanti per chi acquista a questi livelli.
Ad esempio, nel mercato high yield, le obbligazioni con rating BB – cioè il segmento di qualità più elevata di questa classe di investimento – offrono un rendimento superiore al 4%, equivalente al rendimento annualizzato dell’intero mercato high yield in euro negli ultimi 10 anni.
La domanda di credito è destinata a rimanere sostenuta
Riteniamo che nel 2026 la domanda sarà sostenuta in tutti i mercati del credito. Ci aspettiamo che la ricerca di reddito continui a determinare afflussi dai mercati monetari verso il credito, soprattutto se i tassi verranno tagliati di nuovo. Inoltre, i pacchetti dell’UE per la difesa e della Germania per le infrastrutture potrebbero fornire ulteriore impulso alla crescita e riteniamo che saranno di supporto lungo l’intera curva del credito.
Gli investitori preoccupati per la potenziale volatilità azionaria legata alle valutazioni elevate e alla vertiginosa spesa per investimenti delle società tecnologiche potrebbero inoltre desiderare di ridurre il rischio azionario aumentando l’esposizione al credito, in particolare all’investment grade di alta qualità con scadenze più brevi. Riteniamo che in un simile contesto la selezione attiva dei titoli possa essere particolarmente importante, poiché in un primo momento sia i benefici in termini di produttività sia le sfide competitive derivanti dall’IA si distribuiranno in modo verosimilmente disomogeneo tra settori e società.
Sul lato dell’offerta, è probabile che l’aumento delle incertezze macroeconomiche e dei costi di finanziamento induca le società europee a muoversi con prudenza nell’avviare acquisizioni finanziate a debito e nel portare avanti programmi di investimenti di ampia portata. Riteniamo che nel 2026 questo squilibrio tra domanda e offerta sia destinato a imprimere un potente impulso ai mercati del credito.
I fondamentali del credito restano favorevoli
I fondamentali del credito sono tuttora solidi. Ad esempio, nell’investment grade l’indebitamento netto è solo leggermente superiore alla media di lungo periodo e la copertura degli interessi solo leggermente inferiore. La qualità degli attivi resta buona e la liquidità elevata e i margini sono per lo più consistenti, con un’erosione evidente solo in alcuni settori ciclici.
I fondamentali del credito high yield si presentano simili, ma con un’ulteriore attrattiva per gli investitori attenti al rischio: la duration media del mercato è molto più breve, pari a 2,9 anni. Ciò rende l’high yield in euro meno sensibile alle variazioni dei tassi d’interesse rispetto a molti altri segmenti obbligazionari. In una fase di ribasso, i rendimenti dovrebbero aumentare di quasi il 2% per azzerare il reddito di un investitore high yield.
Al contempo, le scadenze dell’high yield si stanno gradualmente allungando, segnalando che le società si stanno rifinanziando con successo e stanno posticipando le scadenze del proprio debito. Questo contribuisce a ridurre il rischio di insolvenza nel breve termine e sostiene la stabilità complessiva del credito.