Lo shock geopolitico sta influenzando i mercati finanziari da quando, alla fine di febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l'Iran. I prezzi dell'energia sono aumentati vertiginosamente, così come la volatilità dei mercati azionari e obbligazionari, tra gli attacchi iraniani a Israele e alle nazioni del Golfo, ricche di petrolio, e la chiusura di fatto dello strategico Stretto di Hormuz alla navigazione internazionale.
Quando i titoli dei giornali parlano di guerra, le preoccupazioni per le perturbazioni economiche, l'approvvigionamento energetico e la stabilità finanziaria passano spesso in primo piano. La storia, tuttavia, suggerisce che la relazione tra guerra e performance azionaria a lungo termine è più sfumata di quanto i movimenti iniziali del mercato possano far pensare (Cfr. Grafico).
I mercati tendono a stabilizzarsi nel tempo
Analizzando otto grandi conflitti degli ultimi cinquant'anni, è emerso come l'indice S&P 500 sia stato spesso volatile in concomitanza con lo scoppio delle ostilità. In diversi casi, i mercati sono scesi nei primi giorni e nelle prime settimane, riflettendo l'incertezza sulla durata e sulle potenziali ricadute economiche. Tuttavia, i titoli azionari si sono spesso stabilizzati, e in molti casi hanno recuperato, su orizzonti più lunghi. In media, un anno dopo l'inizio del conflitto, l'indice S&P 500 era in rialzo del 7,0%, a riprova della capacità del mercato di andare oltre gli shock geopolitici.
Queste osservazioni storiche vanno prese con la dovuta cautela. La dimensione del campione è ridotta e ogni conflitto si è sviluppato in un contesto macroeconomico e di mercato unico. Alcune guerre sono coincise con recessioni o squilibri finanziari che ne hanno amplificato l'impatto sui prezzi degli asset. Altre si sono verificate in periodi di resilienza economica, consentendo ai mercati di assorbire lo shock. Di conseguenza, le medie possono mascherare una dispersione significativa dei risultati.
Rischi specifici nel contesto attuale
La guerra attuale è iniziata con rischi specifici. La crescita globale e le condizioni finanziarie erano già fragili, mentre le valutazioni azionarie erano tirate dalla concentrazione del mercato guidata dall'IA. Ora, un'interruzione prolungata dell'approvvigionamento energetico potrebbe alimentare l'inflazione, perturbare la politica monetaria delle banche centrali globali, danneggiare la crescita economica e pesare sui margini aziendali. I mercati azionari potrebbero faticare a scrollarsi di dosso lo stress geopolitico odierno con la stessa facilità del passato. Al contrario, una rapida fine della guerra potrebbe alleviare rapidamente le pressioni del mercato.
In definitiva, riteniamo che, nel lungo termine, i rendimenti azionari siano guidati dagli utili e dalla solidità dei modelli di business, non dagli eventi geopolitici. Per gli investitori, la sfida non è tanto prevedere le reazioni del mercato ai titoli dei giornali, quanto piuttosto assicurarsi che i portafogli non siano eccessivamente esposti a esiti avversi estremi. Mantenere la diversificazione, sottoporre a stress test le esposizioni e privilegiare le società di alta qualità può aiutare i portafogli azionari a navigare con fiducia nei periodi di maggiore incertezza e a posizionarsi strategicamente per la ripresa quando i mercati si stabilizzeranno.