Il sell-off di mercato dimostra che il rischio è un bersaglio mobile

29 novembre 2018
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La recente volatilità dei mercati ci ricorda che nuovi rischi stanno mettendo alla prova le normali strategie azionarie difensive. I portafogli che forniscono una protezione contro i ribassi dovranno lasciarsi alle spalle i modelli di rischio standard e prepararsi alle nuove sfide che spaziano dalle guerre commerciali all’instabilità politica in Europa.

La gestione del rischio è una parte integrante di ogni strategia di investimento. Tuttavia, i normali strumenti utilizzati non sempre sono adatti allo scopo. Il tracking error, ad esempio, misura la deviazione di un portafoglio dal proprio benchmark, ma non indica davvero il grado di sofferenza di una buona performance durante un crollo del mercato. Inoltre, i modelli di rischio standard sono costruiti per lavorare sulle medie, su lunghi periodi di tempo, e non sono impostati per prevedere le potenziali ripercussioni di eventi specifici come le guerre commerciali o la Brexit.

Individuare rischi inattesi

I gestori di portafoglio devono costantemente ricercare i nuovi rischi. Naturalmente, una strategia solida non può prescindere da un chiaro processo di investimento e di gestione del rischio. Ma anche il migliore dei piani non riesce ad anticipare sempre le infinite sfide che potrebbero emergere lungo il cammino.

Negli attuali mercati, il rischio è un bersaglio mobile. Tuttavia, nelle recenti settimane si sono intensificati tre grandi rischi apparsi quest’anno. E ognuno di essi necessità di una risposta creativa. L’obiettivo è quello di individuare società che sono vulnerabili e società che presentano opportunità in un contesto di incertezza.

Rischio 1: guerre commerciali

La guerra commerciale tra USA e Cina è in cima all’elenco dei nuovi rischi. Nessuno può prevedere quale piega prenderà, quindi sarebbe imprudente posizionare un portafoglio puntando su un risultato specifico. Piuttosto, è importante capire quali tipi di società potrebbero trovarsi nel fuoco incrociato se la situazione dovesse peggiorare. Il settore tecnologico e quello industriale sono i più esposti ai venti di guerra commerciale. Ma se si guarda con attenzione all’interno di questi settori si scopre che non tutte le società corrono seri rischi.

Abbiamo esaminato le aree che sono più sensibili alle guerre commerciali sia all’interno di ogni settore, sia all’interno dei sub-settori chiave. Per quanto riguarda le aziende statunitensi, abbiamo analizzato in particolare il fatturato generato all’estero, mentre per i titoli non-USA, ci siamo focalizzati sui ricavi generati negli Stati Uniti. Il settore tecnologico risulta particolarmente esposto; nei settori dei semiconduttori e della hardware, è a rischio circa il 61% del fatturato, mentre nei settori dei software e dei servizi, è esposto solo il 42% (Grafico). All’interno del settore industriale, circa un terzo dei beni industriali è esposto alle guerre commerciali contro il 26% del settore dei servizi. Dunque, quando si cercano titoli specifici all’interno di tali settori, è necessario gestire con attenzione le società più esposte alle guerre commerciali.

Bar chart comparing negative trade war effects across categories: semiconductors, software, goods, and services.

Rischio 2: rallentamento della Cina

Per i mercati emergenti è stato un anno difficile. L’incertezza che avvolge l’economia cinese è stata uno dei maggiori fattori di rischio per gli investimenti nel mondo in via di sviluppo, poiché la seconda economia più grande del mondo sta lottando per gestire il rallentamento della crescita. Al contempo, la Cina è impegnata a ridurre i livelli di debito in tutti i settori dell’economia e a migliorare le proprie prestazioni in termini ambientali. Questi impegni così rilevanti sono ulteriormente aggravati dalla guerra commerciale con gli USA.

In tale contesto, è importante per gli investitori essere prudenti con le società molto esposte alla Cina. Per fare un esempio, la nostra ricerca mostra che i rendimenti dei titoli globali nei settori con una maggiore esposizione al paese asiatico, quali quelli dei materiali e dei semiconduttori, hanno sofferto particolarmente negli ultimi mesi (Grafico). I settori con un’esposizione ridotta, tra cui quelli dei media e della vendita al dettaglio di generi alimentari, hanno reagito relativamente bene.

Scatter plot showing global sector returns on one axis and China exposure on the other; 2018 data.



Un esame più attento evidenzia che, l’unica vera anomalia, il settore degli apparecchi tecnologici, è largamente trainata dai risultati di Apple. Se escludiamo l’azienda dal settore (i quadratini arancioni nel Grafico in alto), il risultato ritorna alla “normalità”.

Con ciò non intendiamo sostenere che bisogna evitare del tutto la Cina, dove esistono molte società eccellenti che offrono agli investitori globali l’accesso alle opportunità di crescita di lungo termine del paese. Tuttavia, è importante guardare oltre quelle che sono le maggiori aree di rischio. Ad esempio, le catene di approvvigionamento, operanti nell’intera nazione e trasversali a diversi settori, dalla tecnologia all’abbigliamento, potrebbero trovarsi coinvolte nelle sfide del paese. Dunque, mai come adesso è fondamentale adottare un approccio di grande attenzione al rischio.

Rischio 3: la politica in Europa

I mercati europei sono scossi da numerosi rischi politici. L’attuale governo italiano si trova in una situazione di stallo con la Commissione europea a causa della bozza di bilancio che prevede un aumento della spesa pubblica, e che minaccia di far salire gli oneri finanziari in un’economia già traballante. Inoltre, i negoziati per la Brexit hanno creato uno stato di incertezza sul futuro economico della Gran Bretagna.

Il settore finanziario è largamente visto come un settore a rischio con riguardo alla questione italiana. Tuttavia, alcune attività, come quelle relative alle assicurazioni nel ramo proprietà e sinistri, sono molto meno vulnerabili a tali rischi rispetto alle banche commerciali, mentre le agenzie di cambio potrebbero addirittura beneficiare della crescente preoccupazione che alimenta le operazioni di cambio.

Allo stesso modo, i titoli quotati nel Regno Unito non hanno tutti a che fare con la Brexit. Molte grandi multinazionali che hanno sede in Gran Bretagna in realtà sono poco esposte in maniera diretta all’economia interna. Altri settori, come i beni di consumo discrezionali, potrebbero trovarsi coinvolti in una debolezza post-Brexit, qualora termini sfavorevoli di un accordo commerciale colpissero l’economia nazionale.

Cambiare le tattiche difensive

La gestione di ciascuno di questi rischi richiede il giusto approccio mentale. In tutte e tre le situazioni, capire i fattori di rischio, e quali tipologie di aziende sono davvero vulnerabili, è il primo passo verso l’elaborazione di un piano difensivo. Meglio abbandonare i modelli di rischio standard, cercare esposizioni tematiche e individuare i settori vulnerabili.

Fornire una protezione contro i ribassi necessita di una costante messa a punto e di un continuo aggiustamento del portafoglio. I gestori che mirano a ridurre le perdite durante i ribassi di mercato devono essere pronti a modificare sistematicamente le proprie composizioni difensive e a guardare verso nuove direzioni alla ricerca di titoli in grado di dare stabilità all’investimento in un panorama di rischio in evoluzione.

Il valore di un investimento può diminuire o aumentare e un investitore può anche non riottenere l’intera somma investita. Prima di investire, si consiglia di consultare il proprio consulente finanziario.

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