Un test sull’eccezionalità dell’azionario statunitense: orientarsi tra rischi crescenti

11 novembre 2025
4 min read

Anche nelle fasi di rialzo dei mercati, gli investitori nell’azionario statunitense devono considerare attentamente i rischi legati a un contesto in rapida evoluzione.

I mercati statunitensi stanno affrontando grandi incertezze, come quelle legate ai dazi, all’assistenza sanitaria e al prolungato shutdown dell’amministrazione federale. Nonostante ciò, gli Stati Uniti continuano a offrire un potenziale di rendimento eccezionale, rappresentato da società innovative e di alta qualità. Tuttavia, considerata l’elevata concentrazione del mercato e le valutazioni in forte aumento, gli investitori devono essere consapevoli del profilo di rischio più elevato di questo mercato.

L’incertezza politica sta mettendo alla prova gli investitori. I continui ripensamenti sui dazi, l’assenza di dati sull’occupazione e i cambiamenti delle normative sulle esportazioni tecnologiche hanno reso più difficili le previsioni sugli utili. Inoltre, considerando gli sforzi volti a ridurre l’indipendenza della Federal Reserve e l’indebolimento del dollaro statunitense, molti investitori si stanno interrogando sulla capacità di resistenza dell’eccezionalità statunitense.

La volatilità dei mercati azionari riflette queste sfide. Quest’anno la volatilità relativa dell’S&P 500 rispetto ai mercati non statunitensi è salita a livelli mai visti nel XXI secolo (Grafico).

I mercati azionari statunitensi sono diventati più volatili rispetto agli altri mercati
Il grafico a linee mostra l’aumento della volatilità su 24 mesi dell’S&P 500 rispetto all’indice MSCI World ex USA.

Le performance passate e le analisi attuali non costituiscono garanzia di risultati futuri.
Rapporto tra la volatilità su 24 mesi dei rendimenti mensili dei prezzi dell’indice in valuta locale. Dati da novembre 1997 (il periodo di calcolo si basa sui 24 mesi precedenti).
Al 30 settembre 2025
Fonte: MSCI, S&P e AllianceBernstein (AB)

È comprensibile un certo nervosismo. Tuttavia, ridurre l’esposizione azionaria potrebbe rivelarsi controproducente, perché è praticamente impossibile prevedere la tempistica dei punti di inversione del mercato. La sfida è trovare una strategia che consenta di rimanere investiti durante i picchi di volatilità. A nostro avviso, la soluzione consiste nell’identificare azioni con un interessante potenziale di rialzo a lungo termine, che possiedano anche caratteristiche solide e difensive per affrontare i livelli di rischio attuali.

Negli USA, i cali dai massimi ai minimi sono stati ripidi

L’era digitale ha dato vita a società tecnologiche in grado di generare utili senza un’eccessiva ciclicità: una caratteristica unica dei mercati statunitensi. L’attenzione alla redditività, tipica delle aziende statunitensi, unita a politiche favorevoli di remunerazione per gli azionisti, ha inoltre ampliato il divario di ricchezza tra gli Stati Uniti e il resto del mondo.

Tuttavia, anche le grandi e redditizie società statunitensi possono essere penalizzate se non soddisfano le aspettative di breve termine ed è anche per questo motivo, come indica la nostra ricerca, che durante le recenti crisi i mercati statunitensi hanno subito ribassi più consistenti rispetto ai mercati internazionali. Questi episodi includono la pandemia di COVID-19, la crisi finanziaria globale e la bolla tecnologica dei primi anni 2000.

Le forti flessioni creano un effetto di “risk drag”, che può penalizzare i rendimenti a lungo termine. Possono essere particolarmente destabilizzanti nella fase post-accumulo degli investimenti. Ad esempio, i pensionati con reddito fisso percepiscono più intensamente gli effetti di questi cali rispetto ai lavoratori dipendenti, che possono fare acquisti regolari a prezzo medio durante le fasi di discesa. I titoli che subiscono le maggiori perdite, inoltre, devono recuperare ancora più terreno nelle fasi di rialzo, rendendo la discesa particolarmente temuta per gli investitori in un mercato statunitense più volatile. 

La concentrazione del mercato aumenta il rischio? 

Questa volatilità potrebbe persistere, visto l’elevato grado di concentrazione negli Stati Uniti. Negli ultimi anni, infatti, i guadagni del mercato statunitense sono stati generati, in modo sproporzionato, da un numero relativamente esiguo di titoli. Le mega-cap tecnologiche hanno assunto il ruolo di protagoniste da quando l’intelligenza artificiale (IA) ha scatenato un’ondata di entusiasmo sul potenziale di crescita degli utili futuri.

Prendiamo, ad esempio, i principali titoli dell’S&P 500. I 10 titoli a maggiore capitalizzazione, che dieci anni fa costituivano solo il 15% della capitalizzazione complessiva del mercato, ora rappresentano quasi il 40% dell’indice (Grafico). Questo significa che un semplice 2% dei costituenti dell’indice S&P 500 è in grado di influenzare al rialzo o al ribasso l’andamento dell’intero mercato. 

La concentrazione del mercato statunitense ha contribuito alla volatilità
Grafici a linee affiancati che mostrano l’aumento della concentrazione e della volatilità su 24 mesi dei 10 maggiori titoli dell’S&P 500.

Le performance passate e le analisi attuali non costituiscono garanzia di risultati futuri.
*Peso a fine mese dei 10 maggiori titoli dell’S&P 500
†Rapporto della volatilità su 24 mesi dei rendimenti mensili dei prezzi. Dati da novembre 1997 (il periodo di calcolo si basa sui 24 mesi precedenti)
Fino al 30 settembre 2025
Fonte: S&P e AB

Tuttavia, le società più grandi del mercato tendono anche ad essere più rischiose. Nel momento in cui la marea cambia, quindi, come nel primo trimestre del 2025, quando il predominio delle mega-cap è venuto meno e i titoli tecnologici hanno subìto una flessione, gli investitori avvertono tutte le conseguenze di un’elevata concentrazione del mercato. In effetti, gli attuali leader del mercato mostrano un’eccessiva instabilità, come evidenziato dalla loro volatilità rispetto all’intero indice S&P 500 (Grafico precedente).

L’ultima volta che la volatilità dei 10 principali costituenti dell’indice S&P ha raggiunto livelli così elevati è stato all’inizio degli anni 2000, quando alcune dot-com hanno spiccato il volo per poi precipitare rapidamente. Ciò non significa che stia per ripetersi un crollo simile, ma occorre prudenza. Sebbene il boom iniziale delle infrastrutture per l’IA sia stato ampiamente finanziato da hyperscaler con flussi di cassa e bilanci solidi, infatti, la fase successiva è sempre più alimentata da fonti meno stabili.

Azioni difensive: protezione dal ribasso e potenziale di crescita

Esiste un antidoto a questi rischi? Riteniamo che una strategia che punti su azioni di società di alta qualità, con dinamiche di scambio relativamente stabili e prezzi interessanti (caratteristiche che noi definiamo qualità, stabilità e prezzo, o QSP) possa permettere agli investitori di affrontare adeguatamente le condizioni attuali.

Le strategie che puntano su questi titoli riescono a limitare le perdite nelle fasi di ribasso e, di conseguenza, dovranno recuperare meno nelle fasi favorevoli. Inoltre, poiché questi titoli partono da una base più elevata dopo un calo, si troveranno in una posizione migliore per incrementare i rendimenti nei successivi rialzi.

Se attentamente selezionati, i titoli difensivi di qualità possono quindi fornire una maggiore stabilità dei rendimenti in diversi contesti di mercato. Riteniamo che questo tipo di allocazione difensiva possa apportare benefici di diversificazione alle allocazioni azionarie ad alto rischio, così come alle allocazioni passive, che possono essere maggiormente esposte a un’inversione della concentrazione del mercato statunitense. Inoltre, la volatilità dei titoli di qualità statunitensi rispetto ai titoli growth attualmente si trova ai livelli minimi dall’inizio degli anni 2000 (Grafico).

La volatilità delle azioni Quality è stata significativamente inferiore rispetto a quella delle azioni Growth
Un grafico a linee che mostra la diminuzione della volatilità su 24 mesi dell’indice MSCI USA Quality rispetto a quella dell’indice MSCI USA Growth.

Le performance passate e le analisi attuali non costituiscono garanzia di risultati futuri.
Rapporto tra la volatilità su 24 mesi dei rendimenti mensili dei prezzi dell’indice in valuta locale. Dati da novembre 1997 (il periodo di calcolo si basa sui 24 mesi precedenti).
Al 30 settembre 2025
Fonte: MSCI e AB

Nelle condizioni odierne, riteniamo che le azioni di qualità offrano agli investitori una capacità insolitamente forte di contenere la volatilità. Ma ciò non significa sacrificare il potenziale di crescita. A nostro avviso, non vi è alcuna contraddizione tra il posizionamento per la crescita del capitale nel lungo periodo e il raggiungimento di una posizione difensiva. I portafogli che raggiungono entrambi gli obiettivi possono permettere agli investitori di mantenere un’esposizione azionaria in condizioni di mercato mutevoli.

Vista l’attuale intensa ondata di sfide politiche e di mercato, gli investitori devono essere pronti ad affrontare un periodo prolungato di volatilità relativamente elevata nel mercato statunitense. Un approccio attivo che punta su titoli difensivi di qualità a valutazioni interessanti può offrire loro uno strumento importante per gestire la volatilità e cogliere un ottimo potenziale di rendimento a lungo termine nell’attuale contesto in rapida evoluzione.

Le opinioni espresse nel presente documento non costituiscono una ricerca, una consulenza di investimento o una raccomandazione di acquisto o di vendita e non esprimono necessariamente le opinioni di tutti i team di gestione di portafoglio di AB. Le opinioni sono soggette a modifiche nel tempo.

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