La Banca centrale europea ridurrà nuovamente i tassi?

03 novembre 2025
4 min read

Nonostante le forti speranze di reflazione, le pressioni disinflazionistiche rimangono forti.

Dopo tagli dei tassi di interesse per un totale di 200 punti base da parte della Banca centrale europea (BCE) tra giugno 2024 e giugno 2025, il mercato percepisce un punto di svolta e sembra pronto a un futuro rialzo dei tassi. A nostro avviso, un ulteriore taglio dei tassi potrebbe essere all’orizzonte.

Diversi fattori hanno spinto i mercati a prevedere un aumento dei tassi. La Presidente della BCE Christine Lagarde ha dichiarato recentemente di sentirsi “a proprio agio” con l’attuale livello dell’inflazione e del tasso sui depositi (entrambi al 2%). Lagarde ha affermato che la BCE si trova “in una buona posizione” e ben preparata per affrontare eventuali shock futuri. Un cambio di rotta nella politica fiscale da una linea di consolidamento a una di espansione, soprattutto in Germania, ha alimentato le aspettative sulla possibilità che un aumento della spesa per infrastrutture e difesa possa finalmente contribuire a far uscire l’economia dell’Eurozona da una fase di stallo Inoltre, gli attuali prezzi di mercato indicano che il tasso di riferimento della BCE supererà il 2% entro tre anni, man mano che l’economia si consoliderà.

Noi, però, prevediamo uno scenario più complesso. Nonostante l’allentamento della politica fiscale in Germania, non vediamo solide evidenze a sostegno di un tasso d’interesse neutrale più elevato nell’Eurozona. Al contrario, restiamo cauti sulle forze che potrebbero spingere l’inflazione al di sotto del target, determinando almeno un altro taglio dei tassi.

Sebbene l’attuale approccio “reattivo” della BCE stabilisca una soglia elevata per procedere con un altro taglio, riteniamo che i rischi di un’inflazione al di sotto del target del 2% nel medio termine stiano aumentando. Per il momento, la BCE sta trascurando piccole e temporanee deviazioni dal target, ma se queste dovessero diventare più ampie e durature, il Consiglio direttivo dovrà rispondere in linea con la sua strategia di politica monetaria.

La fiducia vacillante ostacola una svolta economica a breve termine

Prevediamo un miglioramento delle prospettive di lungo termine per l’economia dell’Eurozona: lo scenario peggiore legato ai dazi statunitensi è stato evitato, e sono in arrivo stimoli fiscali. Tuttavia, permangono rischi a breve termine. Innanzitutto, gli effetti dei nuovi dazi non si sono ancora manifestati appieno. Inoltre, gli indicatori di fiducia deboli (Cfr. Grafico sottostante) e i problemi interni di alcuni Paesi (in particolare il perdurante stallo politico in Francia) continueranno probabilmente a frenare i consumi privati e gli investimenti.

Gli indicatori di fiducia nell’Area Euro sono ancora deboli
Indagini Eurostat, Saldo percentuale
Gli indicatori di fiducia nell’Area Euro sono ancora deboli

Le analisi storiche e attuali non sono garanzia di risultati futuri.
Al 30 settembre 2025
Fonte: Eurostat – sondaggio sulla fiducia dei consumatori e indicatore sintetico del sentiment economico

Salari e inflazione nei servizi hanno ulteriori margini di discesa

Sebbene l’inflazione dell’Eurozona sia attualmente in linea con l’obiettivo, essa continua a diminuire. L’inflazione dei servizi - che rappresenta circa il 46% del CPI (Consumer Price Index) dell’Area Euro - è stata finora rigida, ma sta finalmente rallentando, in risposta alla diminuzione della crescita e alla normalizzazione post-pandemia e post-crisi energetica. La crescita dei salari segue una traiettoria simile (Cfr.Grafico sottostante) e probabilmente contribuirà a un’ulteriore riduzione nell’inflazione dei servizi. La BCE vuole mantenere l’inflazione complessiva al livello target, ma questa dinamica rischia portarla al di sotto dell’obiettivo nel medio termine.

I salari e l’inflazione dei servizi hanno ancora margini di discesa
Variazione percentuale di salari e servizi su base annua
I salari e l’inflazione dei servizi hanno ancora margini di discesa

Le analisi storiche e attuali non sono garanzia di risultati futuri.
Al 30 settembre 2025
Fonte: Banca centrale europea (BCE)

La riconfigurazione dei flussi commerciali potrebbe generare effetti deflazionistici

Di fronte ai dazi statunitensi, i Paesi esportatori devono trovare mercati sostitutivi. Ora che il mercato statunitense è diventato molto meno accessibile, le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono crollate, mentre quelle verso l’Unione Europea (UE) sono aumentate (cfr. Grafico sottostante).

Le guerre commerciali del 2025 si traducono in una maggiore concorrenza a livello globale - e in prezzi più bassi. I prezzi delle importazioni dai Paesi non appartenenti all’UE sono diminuiti nettamente da aprile 2025. Se questa tendenza continuerà, eserciterà una pressione al ribasso sull’inflazione dei beni core dell’UE molto presto.

Le esportazioni cinesi si stanno spostando dagli USA all’Europa... e stanno comprimendo i prezzi
Indagini Eurostat, Saldo percentuale
Le esportazioni cinesi si stanno spostando dagli USA all’Europa... e stanno comprimendo i prezzi

Le analisi storiche e attuali non sono garanzia di risultati futuri.
Al 31 agosto 2025
Fonte: Eurostat e Census Bureau degli Stati Uniti

Il rafforzamento dell’euro evidenzia i rischi di inflazione al ribasso

Una valuta più forte, in genere, tende a ridurre l’inflazione in quanto rende le importazioni più economiche, aumentando la concorrenza. Inoltre, essa danneggia la competitività degli esportatori, riducendo la domanda aggregata. Quest’anno, l’euro è aumentato quasi del 15% rispetto al dollaro statunitense, raggiungendo un picco di 1,18.

Alla luce delle nostre previsioni di un aumento dell’inflazione negli Stati Uniti rispetto all’Eurozona, riteniamo che il tasso di cambio euro/dollaro statunitense rimarrà vicino ai livelli attuali. Il mercato prevede che l’euro continui a rafforzarsi, fino a superare la soglia di 1,20 nel medio termine. Si prevede inoltre che anche il tasso dell’euro ponderato per il commercio (in aumento del 7% da inizio anno rispetto a un paniere di valute) continuerà a rafforzarsi. La BCE utilizza le aspettative attuali del mercato per elaborare le sue previsioni trimestrali interne a due anni; quindi, se l’euro dovesse rimanere forte o rafforzarsi ulteriormente fino alla fine dell’anno, ciò evidenzierebbe chiaramente il rischio di non raggiungere il target di inflazione e la necessità di un altro taglio dei tassi.

Il rafforzamento dell’euro potrebbe proseguire
Tasso di cambio euro/dollaro USA (effettivo e previsto)
Il rafforzamento dell’euro potrebbe proseguire

Le analisi storiche e attuali non sono garanzia di risultati futuri.
Al 30 settembre 2025
Fonte: Bloomberg

La duration diventa più interessante per gli investitori in euro

Per gli investitori in euro, la prospettiva di un ulteriore taglio dei tassi ha diverse implicazioni, soprattutto per quanto riguarda la sensibilità ai tassi d’interesse (duration) delle loro posizioni obbligazionarie. Aumentare la duration di un portafoglio obbligazionario può generare un aumento dei prezzi delle obbligazioni e plusvalenze quando i tassi d’interesse scendono.

La duration sarà probabilmente un importante fattore di stabilizzazione nei portafogli. A nostro avviso, tuttavia, detenere duration nel breve termine e nel tratto intermedio della curva dei rendimenti può offrire un profilo di rischio/rendimento migliore, poiché questi segmenti saranno probabilmente più influenzati dagli interventi della BCE e meno dalla pressione al rialzo sui rendimenti a lungo termine derivante dagli ampi deficit fiscali a livello globale.

Per gli investitori obbligazionari globali, riteniamo che il potenziale aumento dell’inflazione negli altri mercati principali renda opportuno mantenere la duration nei loro asset europei.

Le opinioni espresse nel presente documento non costituiscono una ricerca, una consulenza di investimento o una raccomandazione di acquisto o di vendita e non esprimono necessariamente le opinioni di tutti i team di gestione di portafoglio di AB. Le opinioni sono soggette a modifiche nel tempo.