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Market Matters

Cosa potrebbe riservare il futuro della gestione patrimoniale?

31 marzo 2025
Tempo di lettura: 7 minuti
Inigo Fraser Jenkins
Inigo Fraser Jenkins Investment Strategist
Alla Harmsworth
Alla Harmsworth Investment Strategist

Un possibile contesto di diminuzione dei rendimenti e aumento dell’inflazione potrebbe spingere gli investitori a riesaminare la progettazione del portafoglio, concentrandosi maggiormente sul potere d’acquisto a lungo termine. Questa evoluzione, accanto alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale (IA), potrebbe comportare grandi cambiamenti per i gestori patrimoniali.

La gestione degli investimenti multi-asset dovrebbe diventare più attiva

In un regime di investimento più complesso, riteniamo che gli approcci esplicitamente multi-asset possano assumere un ruolo più importante.

Nel 2022, sia le azioni che le obbligazioni sono scese, mostrando il rischio di una strategia di gestione multi-asset relativamente “passiva” di tipo 60/40. Crediamo che sia necessario un approccio attivo più esplicito, che includa le strategie sviluppate per superare la liquidità o l’inflazione, oppure per generare reddito.

È aumentato l’interesse verso accordi tra il Chief Investment Officer esterno (OCIO) e i gestori patrimoniali (Cfr. grafico) per contribuire alla sfida di ottenere uno specifico rendimento reale e diversificarsi con i tradizionali elementi di base. C’è anche un rinnovato interesse ad andare oltre la tradizionale asset allocation strategica e prendere in considerazione anche i fattori.

Il mercato degli OCIO sta crescendo rapidamente

Totale patrimonio gestito da Chief Investment Officer esterni (migliaia di miliardi di dollari USA)

Le performance passate non costituiscono garanzia di risultati futuri.

Al 15 luglio 2024

Fonte: “Investment Outsourcing Special Report,” Pensions & Investments e AllianceBernstein (AB)

Crescita degli asset non quotati... e un ventaglio di liquidità

Le esposizioni ai private asset probabilmente continueranno ad aumentare, data la necessità di rendimenti reali e di diversificazione oltre i mercati pubblici.

Gli asset manager dovranno probabilmente selezionare investimenti privati e aiutare gli investitori ad abbinare in modo efficace asset quotati e non quotati. Riteniamo che la liquidità rappresenti il vero limite alle allocazioni private, perché i portafogli sono attualmente meno liquidi e la liquidità nei mercati quotati è più fragile.

Riteniamo che gli investitori considereranno sempre più la liquidità come una gamma di possibilità, privilegiando gli investimenti con scadenze più brevi o che generano liquidità in momenti predefiniti. Quindi, sebbene l’ultimo decennio abbia visto la maggior parte dei flussi di capitale diretti verso il private equity, ci aspettiamo che tali flussi si dirigano anche verso altri segmenti di asset non quotati, compreso il debito. I responsabili dell’asset allocation e i gestori patrimoniali devono investire con accortezza attraverso le diverse tipologie di rischio.

Affrontare l’attuale sfida del risparmio previdenziale

I gestori patrimoniali si trovano in una posizione ottimale per migliorare la progettazione delle strategie di risparmio previdenziale.

Un contesto d’investimento meno favorevole e l’aumento della longevità rappresentano sfide per i piani a contribuzione definita, nei quali gli individui si fanno carico in misura crescente dell’onere di risparmiare per pensionamenti che possono durare decenni. Il settore della gestione patrimoniale svolge un ruolo chiave nell’affrontare questa sfida.

A nostro avviso, gli asset manager devono ripensare i tradizionali percorsi di riduzione del rischio con date obiettivo per far fronte ad un outlook di investimento meno favorevole e a periodi di pensionamento più lunghi. Le soluzioni possibili includono l’aumento dell’esposizione azionaria per incrementare i risparmi, la diversificazione in aree quali gli asset non quotati, la riduzione dell’esposizione obbligazionaria a lungo termine e l’enfasi sul reddito.

“

Il risparmio previdenziale è una scelta attiva; non sembra esserci un percorso di riduzione del rischio o un’allocazione passiva.”

La gestione attiva potrebbe assumere maggiore importanza

Con il calo dei rendimenti, la generazione di alpha potrebbe svolgere un ruolo maggiore nell’asset allocation.

La concentrazione dei mercati ha messo alla prova i gestori attivi, ma è probabile che, in futuro, i rendimenti delle ampie esposizioni passive possano diminuire. Questa tendenza potrebbe far sì che l’alpha rappresenti una quota più ampia dei rendimenti, e le strategie di “portable alpha” offrono la possibilità di generare extra-rendimento da mercati che non costituiscono necessariamente una parte rilevante del portafoglio.

Gli investimenti a gestione passiva hanno registrato una forte crescita, ma la diminuzione dei rendimenti e valutazione più sfumata delle commissioni della gestione attiva potrebbero favorire i gestori in grado di generare alpha persistente, oltre a semplici esposizioni durevoli ai fattori. La concentrazione è ancora una sfida, ma le basse correlazioni (Cfr. Grafico) sembrano essere favorevoli per la gestione attiva.

Le correlazioni tra fattori e azioni sono rimaste basse

Correlazioni medie tra coppie di azioni e coppie di fattori

L’analisi storica non costituisce garanzia di risultati futuri.

Le correlazioni tra azioni si basano sui rendimenti azionari giornalieri per i costituenti dell’MSCI All-Country World Index nei periodi di sei mesi consecutivi.

Dati dal 4 luglio 2000, fino all’11 novembre 2025

Fonte: FactSet, LSEG I/B/E/S, MSCI e AB

Gli asset digitali nel mix del portafoglio multi-asset

I gestori patrimoniali possono aiutare gli investitori creando asset tokenizzati e integrandoli in portafogli multi-asset.

Gran parte dei commenti sugli investimenti in asset basati su blockchain inizia esaltando i vantaggi di questa tecnologia. A nostro avviso, però, saranno soprattutto il contesto macroeconomico e le esigenze degli investitori a guidare una significativa diffusione degli asset digitali nei prossimi anni. Le criptovalute sono attualmente le più richieste rispetto ad altri asset digitali, e alcuni crypto asset risultano effettivamente interessanti. Possono essere utilizzati come parte di un’allocazione complementare all’oro e alle esposizioni più ampie in asset reali nei portafogli.

Le stablecoin, un tipo di criptovaluta legata a un asset stabile, beneficiano negli Stati Uniti di un quadro normativo più chiaro e di una più ampia accettazione. Tuttavia, non riteniamo che rappresentino un fattore di svolta nelle modalità in cui si determinano le decisioni d’investimento, né che possano modificare la gamma delle opportunità d’investimento nella stessa misura delle criptovalute.

A nostro avviso, il vero vantaggio sembra essere la tokenizzazione, in particolare degli asset reali. Questo processo renderebbe gli asset reali più pratici per gli investitori che devono incrementare l’esposizione, vista la possibilità di aumento dell’inflazione e di rallentamento della crescita in futuro. Inoltre, contribuirebbero a mantenere liquidità nel portafoglio. La possibilità di creare esposizioni frazionate ad asset illiquidi e difficilmente accessibili potrebbe, nel tempo, diventare un elemento chiave nella costruzione dei portafogli.

Riteniamo che la tokenizzazione finirà per sovvertire il concetto di asset class e sarà essenziale per rendere più efficiente un investimento attivo tra i diversi asset.

Investire in token digitali, come le criptovalute e gli altri asset basati sulla blockchain, comporta dei rischi. Raccomandiamo agli investitori di condurre ricerche approfondite e di rivolgersi a consulenti finanziari specializzati in asset digitali prima di procedere con un investimento. I rischi principali da considerare includono la volatilità del mercato, le normative, la sicurezza, la liquidità e la mancanza di protezione dei consumatori.

L’era dell’IA: automazione e trasformazione

L’evoluzione dell’uso dell’intelligenza artificiale potrebbe determinare grandi cambiamenti per gli asset manager.

Il settore finanziario, compresa la gestione patrimoniale, è quello maggiormente esposto all’automazione derivante dall’intelligenza artificiale (Cfr. Grafico), essendo caratterizzato da numerose attività che si prestano all’automazione. Attualmente, gli asset manager stanno concentrando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sulle funzioni amministrative, di comunicazione e analisi di dati alternativi.

Con il tempo, l’IA dovrebbe trasformare i ruoli degli analisti e la struttura stessa dei modelli finanziari. I modelli potrebbero migliorare la loro capacità di previsione, ma non è detto che migliorino anche la loro capacità di spiegare le previsioni. È più difficile prendere decisioni d’investimento automatizzate. Mentre la scienza ha leggi certe, i mercati hanno, nella migliore delle ipotesi, regole empiriche in continua evoluzione. Inoltre, quando i modelli falliscono, rimarrà sempre la necessità umana di spiegare e prendersi responsabilità.

Esposizione all’automazione dei modelli linguistici di grandi dimensioni per settore

Automazione per settore ponderata per quota di valore aggiunto

L’analisi attuale non costituisce garanzia dei risultati futuri.

I dati relativi all’automazione a livello occupazionale sono forniti da Daron Acemoglu. I dati sul valore aggiunto provengono dalle tabelle input-outpu del Bureau of Economic Analysis.

Al 12 maggio 2024.

Fonte: Daron Acemoglu, Bureau of Economic Analysis e AB

In sintesi…

Vi sono validi motivi per ritenere che gli investitori si troveranno ad affrontare un nuovo paradigma di investimento che cambierà il loro modus operandi. Ciò potrebbe avere implicazioni di vasta portata, dall’asset allocation alla struttura organizzativa. Lo stesso vale per i gestori patrimoniali, che offrono le soluzioni su misura richieste dagli investitori.

Inigo Fraser Jenkins
Inigo Fraser Jenkins Investment Strategist
Alla Harmsworth
Alla Harmsworth Investment Strategist

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