Prospettive del reddito fisso per il 2026: Fondamenta ed equilibrio

02 gennaio 2026
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Il 2025 è stato un anno eccezionale per le obbligazioni. Riteniamo che il 2026 confermerà questo andamento.

Il mercato del reddito fisso inizia il 2026 in una posizione di forza. I rendimenti nel 2025 sono stati solidi in tutti i settori, sostenuti dal rallentamento della crescita, dal calo dell’inflazione e dall’allentamento monetario da parte della maggior parte delle principali banche centrali. I temi che hanno plasmato la nostra visione costruttiva un anno fa, ossia rendimenti di partenza più elevati, rallentamento della crescita globale e un’ampia gamma di opportunità sia nei mercati dei tassi che in quelli del credito, continuano ad essere determinanti nel definire lo scenario mentre ci avviciniamo al 2026.

Crescita globale moderata, elementi di rischio ancora presenti

Nel 2025 l’economia mondiale ha rallentato, pur dimostrandosi resiliente di fronte a shock significativi. Per il 2026 ci aspettiamo che la crescita globale rimanga al di sotto della sua media di lungo periodo.

A nostro avviso, infatti, la gamma degli esiti possibili si è ristretta: la probabilità di una forte recessione appare inferiore rispetto a un anno fa, così come il rischio di un’eccezionale impennata dell’inflazione. Al di sotto di questo scenario di base moderato, permangono comunque degli elementi di rischio, legati soprattutto ai flussi commerciali, ai dazi e all’intelligenza artificiale (IA), che potrebbero creare episodi di volatilità e condurre a cicli regionali sempre più divergenti.

Prevediamo che il PIL degli Stati Uniti crescerà di circa l’1,75% nel 2026, con una maggiore dinamicità nella seconda metà dell’anno, quando le imprese si saranno adattate al regime tariffario del 2025. Ma l’espansione sarà probabilmente disomogenea: gli investimenti basati sull’IA stanno infatti aumentando i profitti e spingendo i mercati finanziari a beneficio di chi ha redditi elevati, mentre un mercato del lavoro in difficoltà grava su chi non possiede asset finanziari, facendo sì che una fetta più grande dei consumi sia appannaggio del 10% più benestante. Un’adozione più diffusa di questa tecnologia dovrebbe, a nostro avviso, riportare l’inflazione verso l’obiettivo della Federal Reserve e preparare il terreno per ulteriori tagli dei tassi.

Al di fuori degli Stati Uniti, l’adattamento al nuovo regime tariffario con ogni probabilità resterà il tema di primo piano. In Cina, l’economia sta rallentando a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle restrizioni commerciali. Per sostenere la crescita, quindi, la Cina ha reindirizzato le esportazioni dagli Stati Uniti verso altri Paesi. Ma l’economia cinese si trova di fronte a una sfida ancora più grande: la debolezza della domanda interna sta creando pressioni deflazionistiche che Pechino sta cercando di affrontare con politiche mirate “anti-involuzione”.

In Europa, invece, nonostante le minacce dei dazi, l’area dell’euro ha mostrato focolai di resilienza. L’indebolimento della domanda privata e la diminuzione delle pressioni sui prezzi ci suggeriscono, tuttavia, che, contrariamente alle aspettative del mercato, la Banca centrale europea potrebbe avere margine per tagliare ulteriormente i tassi nel 2026. Infine, prevediamo che la crescita del Regno Unito continuerà a deludere nel breve termine. Questo, unito al fatto che probabilmente nel 2026 l’inflazione si attenuerà rapidamente, ci porta a ritenere che la Banca d’Inghilterra abbia margine per ridurre i tassi più volte nei prossimi trimestri.

Sette strategie da mettere in pratica

Valuta questi approcci per rendere più solida la componente obbligazionaria del portafoglio, assorbire la volatilità e cogliere nuove opportunità man mano che si presentano:

  1. Gestisci attivamente la duration.
     

    Storicamente, i rendimenti sono diminuiti quando le banche centrali hanno allentato la politica monetaria. Pertanto, a nostro avviso, le obbligazioni dovrebbero beneficiare di un incremento dei prezzi con la progressiva diminuzione dei rendimenti nella maggior parte delle regioni nei prossimi due o tre anni. Secondo la nostra analisi, inoltre, la domanda di obbligazioni potrebbe rimanere eccezionalmente forte, dato l’elevato ammontare di liquidità ancora non investita. Stando ai dati relativi all’11 dicembre,infatti,  c’erano 7,7 mila miliardi di dollari parcheggiati nei fondi del mercato monetario statunitense. Prevediamo che una parte significativa di questi fondi tornerà sul mercato obbligazionario nei prossimi anni, man mano che la Fed continuerà a ridurre i tassi.

    A nostro avviso, dunque, l’attuale scenario globale suggerisce l’importanza di mantenere l’allocazione obbligazionaria ben ancorata all’interno dell’asset allocation complessiva — e questo significa mantenere esposizione alla duration. Se la duration del portafoglio si è spostata verso segmenti di brevissimo termine, valuta la possibilità di allungarla. La duration avvantaggia infatti i portafogli generando maggiori guadagni di prezzo quando i tassi scendono.

    Occorre quindi impostare la duration del portafoglio, consapevoli della necessità poi di gestirla con oculatezza. Quando i rendimenti sono più elevati (e i prezzi delle obbligazioni più bassi), allunga la duration; quando i rendimenti sono più bassi (e i prezzi più alti), riduci l’esposizione. E ricorda, anche se i tassi dovessero aumentare rispetto ai livelli attuali, rendimenti iniziali elevati offrono una protezione contro il calo dei prezzi.

    C’è poi da considerare il come gli investitori mantengono quella duration. I titoli di Stato restano la fonte più pura di sensibilità ai tassi d’interesse e sono essenziali per la liquidità. Ma gli investitori possono assumere duration anche attraverso i mercati cartolarizzati, ad esempio con obbligazioni garantite da ipoteche emesse da agenzie, che forniscono sia duration sia rendimento incrementale. Anche il posizionamento sulla curva è una leva che determina il modo in cui i portafogli rispondono all’evolversi del contesto dei tassi. Queste scelte, nel loro insieme, ampliano la gamma di strumenti a cui attingere.

  2. Pensa in modo globale.
     

    La duration può essere ricavata anche da diverse aree geografiche. Ad esempio, affidarsi eccessivamente alla duration degli Stati Uniti può concentrare l’esposizione sulle stesse dinamiche che hanno contribuito all’aumento della volatilità nel 2025, vale a dire volatilità della politica tariffaria, grandi deficit fiscali, debolezza del dollaro e dibattito sull’eccezionalismo degli Stati Uniti, proprio quando i mercati globali offrono opportunità sempre più differenziate e altrettanto interessanti. Un approccio globalmente diversificato alla duration, che includa l’esposizione al Regno Unito e all’area euro, può offrire una base più solida.

  3. Concentrati sulla qualità del credito.
     

    Ovviamente, la duration non è l’unico aspetto da considerare. Durante la turbolenza del 2025, il credito ha mostrato una maggiore resilienza rispetto alle azioni e ci aspettiamo che questa tendenza prosegua. L’ampia propensione al rischio degli investitori ha mantenuto gli spread creditizi vicino ai minimi ciclici. Tuttavia, riteniamo che i livelli di rendimento siano un indicatore più affidabile dei rendimenti futuri rispetto ai soli spread. E proprio i rendimenti rimangono interessanti in molti settori sensibili al credito.

    La gamma di variabili che possono influenzare l’andamento del mercato si è però ampliata, rendendo la selettività, a nostro avviso, fondamentale. Le politiche e le normative in evoluzione non avranno impatti uniformi su settori e aziende, così come non lo avrà una crescita economica debole. Ad esempio, i settori energia e finanziario probabilmente saranno soggetti a una regolamentazione più leggera, mentre quelli che dipendono dalle importazioni, come il retail, potrebbero incontrare difficoltà. Inoltre, riteniamo che gli investitori obbligazionari debbano approcciare il boom degli investimenti guidato dall’IA con cauto ottimismo, andando oltre gli estremi dell’entusiasmo e dell’avversione.

    Detto ciò, riteniamo sensato sottopesare i settori ciclici, le società con rating CCC, che rappresentano la maggior parte dei default, e il debito cartolarizzato di qualità inferiore, poiché sono i più vulnerabili in caso di rallentamento economico. Inoltre, in ottica di diversificazione, riteniamo possa essere di interesse considerare un mix di settori con rendimenti più elevati su tutto lo spettro dei rating, incluse società high yield,  debito dei mercati emergenti e attività cartolarizzate.

  4. Adotta un approccio equilibrato.
     

    A nostro avviso, un assetto bilanciato tra tassi e credito offre una combinazione più solida di resilienza e reddito. Tra le strategie più efficaci ci sono quelle che combinano titoli di stato e altri attivi sensibili ai tassi d’interesse con strumenti creditizi orientati alla crescita in un unico portafoglio gestito in modo dinamico. Questa combinazione sfrutta la correlazione negativa tra i titoli di stato e gli asset orientati alla crescita e contribuisce a mitigare i rischi estremi. Combinare asset diversificati in un unico portafoglio facilita la gestione dell’interazione tra rischio di tasso e rischio di credito e consente di spostare facilmente il peso tra duration e credito in base alle mutevoli condizioni di mercato.

  5. Attenua la volatilità azionaria con l’high yield.
     

    Riteniamo che le obbligazioni societarie high yield possano svolgere un ruolo particolarmente importante per gli investitori che stanno ribilanciando i portafogli dopo il forte rialzo azionario di quest’anno. Storicamente, le obbligazioni high yield hanno generato rendimenti paragonabili a quelli azionari, ma con una volatilità nettamente inferiore; inoltre, hanno generalmente sovraperformato le azioni nei periodi di crescita inferiore al trend. A nostro avviso, tutto questo rende l’high yield un valido complemento per chi mira a ridurre la volatilità azionaria senza compromettere sensibilmente il potenziale di rendimento.

  6. Sfrutta un approccio sistematico.
     

    Le condizioni attuali aumentano anche il potenziale alpha derivante dalla selezione dei titoli. Approcci sistematici attivi nel reddito fisso possono aiutare gli investitori a cogliere tali opportunità. Le strategie sistematiche si basano su diversi fattori predittivi, come il momentum, che non vengono colti efficacemente dagli investimenti tradizionali. Inoltre, queste strategie non sono influenzate dai titoli dei giornali che alimentano le emozioni degli investitori. Poiché gli approcci sistematici dipendono da fattori di performance differenti, riteniamo che i loro rendimenti siano complementari alle strategie attive tradizionali.

  7. Proteggiti dall’inflazione.
     

    Riteniamo che gli investitori dovrebbero valutare la possibilità di aumentare le allocazioni a strategie legate all’inflazione, considerando il rischio di futuri picchi inflazionistici, l’effetto erosivo dell’inflazione e la relativa accessibilità della protezione esplicita contro l’inflazione.

Resiliente, reattivo, pronto

Nel loro insieme, riteniamo che queste caratteristiche creino una base per il reddito fisso più solida e resiliente per il 2026. A nostro avviso, la diversificazione delle fonti di duration, un’esposizione bilanciata ai tassi e al credito e un’ampia liquidità forniscono un quadro in grado di assorbire l’incertezza, restando tuttavia abbastanza agile da cogliere rapidamente le nuove opportunità non appena si presenteranno.

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