Investire in Cina: cinque temi che meritano attenzione

30 settembre 2025
5 min read

L’azionario cinese merita un’attenzione maggiore da parte degli investitori che potrebbero averlo trascurato per via delle tensioni geopolitiche.

Chiedete agli investitori un parere sulla Cina, e otterrete risposte diametralmente opposte. Per alcuni, il Paese è sinonimo di rischi geopolitici, dazi e rallentamento della crescita. Per altri, è un colosso addormentato con un potenziale ancora inespresso. Alla luce del rally registrato quest’anno dalle azioni cinesi, crediamo sia giunto il momento di accantonare questo dibattito ed esaminare lucidamente alcuni temi d’investimento interessanti relativi alla seconda economia mondiale. 

Le borse cinesi sembrano sfidare la forza di gravità. Nonostante le pressioni commerciali e le difficili condizioni economiche, dall’inizio di quest’anno al 25 settembre l’MSCI China Index ha messo a segno un rialzo del 31,7% in termini di dollari USA. Nello stesso lasso di tempo, l’MSCI Emerging Markets Index, che attribuisce alla Cina un peso del 29%, ha guadagnato il 28,1%. 

Guardare al lungo periodo in un mercato volubile

Il mercato azionario cinese è spesso guidato da un sentiment di breve periodo, e quest’anno non fa eccezione. Il tono più distensivo mostrato dagli Stati Uniti sul fronte commerciale, a partire dallo scorso aprile, ha infatti attirato nuovi flussi domestici da parte degli investitori retail, mentre le preoccupazioni per la debolezza economica è passata in secondo piano.  

Qual è, dunque, l’approccio indicato per investire in Cina in un’ottica di lungo periodo? Il primo passo consiste nell’individuare le tendenze destinate a plasmare l’economia e il clima imprenditoriale nei prossimi anni e che consentiranno di superare i problemi di breve periodo.

  1. Innovatori con un’attrattiva globale


    Nonostante le restrizioni in alcuni settori “sensibili”, la Cina è sede di imprese che esercitano un impatto e un’influenza di scala globale. 

    Nel settore sanitario, sempre più spesso le case farmaceutiche cinesi cedono in licenza la loro proprietà intellettuale a produttori di farmaci di tutto il mondo. All’aumentare della concorrenza, un numero crescente di multinazionali si rivolge ai ricercatori del gigante asiatico per potenziare la propria attività di ricerca e sviluppo. Spesso, poi, queste partnership generano royalties meno sensibili ai rischi geopolitici rispetto a settori come quello dei semiconduttori, perché la proprietà dei farmaci trascende i confini nazionali e gli obiettivi finali sono di carattere umanitario.

    Il Paese del Dragone dimostra anche una crescente capacità di esportare cultura. L’ultimo esempio in ordine di tempo è quello dei Labubu, una linea di pupazzi descritti come “l’Hello Kitty cinese”, che stanno diventando virali in tutto il mondo. Creati dall’illustratore di Hong Kong Kasing Lung, hanno conquistato l’interesse di celebrità come Rihanna e Blackpink. Secondo le previsioni, nel 2025 i ricavi generati all’estero da Pop Mart, l’azienda produttrice, dovrebbero superare per la prima volta quelli nazionali, a dimostrazione di come, in Cina, i prodotti innovativi possano attirare i consumatori globali, ridefinendo al contempo le prospettive di un’impresa e il suo potenziale di rendimento. 

  2. Esportatori indipendenti dagli Stati Uniti


    In questo primo scorcio di secolo, la Cina ha esercitato una notevole attrattiva sugli investitori in virtù del suo crescente ruolo di colosso mondiale dell’export. Adesso, con il rallentamento del commercio con gli Stati Uniti, gli investitori sono diventati più diffidenti.

    Eppure, nonostante la guerra commerciale, le esportazioni cinesi hanno continuato ad aumentare a livello globale grazie al boom delle vendite di prodotti domestici in altri mercati emergenti dell’America Latina e dell’Asia (cfr. Grafico). Questa diversificazione dei flussi commerciali suggerisce che gli esportatori concentrati su mercati diversi dagli Stati Uniti potrebbero rappresentare un’opportunità trascurata.

    La Cina continua a diversificare la sua catena di fornitura
    La Cina continua a diversificare la sua catena di fornitura

    L’analisi storica non è garanzia di risultati futuri.
    Al 30 aprile 2025
    Fonte: Haver Analytics e AllianceBernstein (AB)

  3. Politiche anti-involuzione: razionalizzare la concorrenza


    Il termine “anti-involuzione” può suonare poco familiare, ma nel contesto cinese potrebbe avere effetti trasformativi. Per “involuzione” si intende una situazione di eccessiva concorrenza, che sia nell’istruzione, nel mondo del lavoro o nel comportamento delle aziende. Per contrastare questa tendenza, Pechino ha introdotto politiche volte a proteggere la vita familiare, ridurre le tensioni sociali e incoraggiare una crescita economica più sostenibile.

    Nel 2015, il Governo ha varato una serie di riforme dal lato dell’offerta per razionalizzare industrie a monte della catena produttiva come quelle dell’acciaio e del carbone, dove le imprese statali erano frenate da capacità obsolete. Adesso, il programma anti-involuzione si sta concentrando su una serie di settori sia a monte che a valle, che vanno dall’energia solare ai veicoli elettrici, dall’estrazione di rame alla produzione di carne di maiale, dove la proliferazione di imprese private ha creato un eccesso di capacità produttiva. 

    Non è detto che queste politiche riescano a risolvere i problemi economici della Cina, ma riteniamo che possano avere effetti positivi a livello macroeconomico, poiché la riduzione dell’offerta contribuirà a far salire i prezzi e i profitti nei settori interessati. Le misure adottate hanno già provocato un calo degli investimenti e dei finanziamenti nel settore manifatturiero (cfr. Grafico). A nostro parere, gli investitori che si muovono in anticipo possono posizionarsi per tempo su aziende destinate a beneficiare di un equilibrio più sano tra capacità, redditività e crescita di lungo periodo. 

    Le politiche “anti-involuzione” mirano ad arginare la crescita degli investimenti nel settore manifatturiero
    Le politiche “anti-involuzione” mirano ad arginare la crescita degli investimenti nel settore manifatturiero

    L’analisi storica non è garanzia di risultati futuri.
    *Media mobile a tre mesi
    Grafico a sinistra al 31 agosto 2025, grafico a destra al 30 giugno 2025
    Fonte: dati CEIC, Amministrazione nazionale di regolamentazione finanziaria (NAFR), Governo centrale del popolo e AB

  4. Società in crescita sul mercato interno


    La Cina ha un’economia vasta e dinamica, anche se all’apparenza stagnante. In settori in rapida espansione come il fintech, l’abbigliamento sportivo e le bevande energetiche, è possibile trovare player nazionali che hanno tutte le carte in regola per conquistare quote di mercato anche in un contesto di crescita più lenta.

    Xiaomi, per esempio, è rinomata in tutto il mondo per i suoi dispositivi digitali, e ha deciso di espandersi nel mercato domestico dei veicoli elettrici, facendo leva sull’attrattiva del suo brand a livello locale per sfidare colossi del calibro di Tesla e BYD. Tra le altre imprese che stanno guadagnando terreno figurano Midea, produttore di elettrodomestici, e Bosideng International, specializzata in capi innovativi come indumenti per il freddo estremo e piumini ultraleggeri. Un altro caso è Eastroc Beverage, un produttore cinese di bevande che sta insidiando la leadership di Red Bull sul mercato nazionale.  

  5. Riforma della corporate governance


    Come il Giappone e la Corea, anche la Cina sta spingendo le aziende a migliorare la propria corporate governance e i rendimenti per gli azionisti. A tale scopo, nell’aprile 2024, il Paese ha pubblicato una serie di linee guida in nove punti.

    Attualmente, la redditività, le distribuzioni di dividendi e i riacquisti di azioni si collocano su massimi storici (cfr. Grafico). In particolare, questi ultimi diventati accrescitivi, contribuendo a un aumento degli utili per azione. Sebbene molti investitori siano ancora scettici, noi riteniamo che le aziende superare le aspettative in termini di governance possano offrire un potenziale di rialzo.

    I dividendi e i riacquisti di azioni in Cina hanno raggiunto massimi storici, alimentando i rendimenti per gli azionisti
    I dividendi e i riacquisti di azioni in Cina hanno raggiunto massimi storici, alimentando i rendimenti per gli azionisti

    L’analisi storica non è garanzia di risultati futuri.
    EPS: earnings per share (utile per azione)
    *Stime per l’anno solare 2025. †Al netto delle vendite e dei riacquisti di azioni
    Al 31 maggio 2025
    Fonte: Goldman Sachs, Wind e AB

Guardare oltre la Cina

La Cina è spesso considerata l’anello debole dei mercati emergenti; eppure, il Paese racchiude numerosi punti di forza e opportunità. A nostro avviso, le aziende che beneficiano delle tendenze sopra descritte possono offrire un interessante potenziale di alfa, dal momento che i mercati azionari cinesi presentano inefficienze e i titoli risultano spesso erroneamente valutati. 

Più in generale, l’azionario dei mercati emergenti resta un’asset class sottoponderata e scarsamente apprezzata dagli investitori, nonostante le molte realtà e dinamiche interessanti, dagli abilitatori dell’IA alle riforme in India. I gestori attivi possono trovare nei mercati emergenti imprese con fondamentali in miglioramento e valutazioni relative appetibili rispetto alle omologhe dei mercati sviluppati.

Negli ultimi anni, molti investitori nei mercati emergenti hanno finito per sottopesare la Cina a causa delle preoccupazioni per la situazione geopolitica e dell’incertezza normativa. A nostro avviso, tuttavia, il Paese non andrebbe considerato in modo isolato, né come un rischio da evitare, ma piuttosto come una porta d’accesso per accedere alla gamma più ampia di opportunità offerte dai mercati emergenti. Non serve prendere posizione sui principali dibattiti che hanno indebolito il sentiment per riconoscere che il gigante asiatico, così come i Paesi emergenti, offrono un terreno fertile per diversificare e rafforzare le allocazioni azionarie.

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