Kent: In tutte le bolle, le società speculative e di qualità inferiore spesso ottengono performance migliori nel breve termine. Tuttavia, con il crescere degli eccessi speculativi in vari segmenti dell’ecosistema dell’IA, è sempre più importante mantenere la disciplina e concentrarsi sulla qualità. Penso che l’approccio più efficace nel lungo termine consista nell’individuare le società che offrono non solo un significativo potenziale di rialzo dall’esposizione all’IA, ma anche una riduzione del rischio ottenuta grazie a solidi fondamentali nel loro business principale. Tutti gli investimenti comportano un rischio, soprattutto quelli in un tema growth in rapida evoluzione come l’IA. L’obiettivo della nostra strategia, tuttavia, è quello di generare rendimenti corretti per il rischio interessanti, riducendo contemporaneamente al minimo il rischio di ribasso. Ciò significa investire in società durevoli e di alta qualità, in grado di generare valore nel tempo, anziché inseguire i guadagni transitori offerti da investimenti speculativi nel comparto.
Lei: La storia ci insegna che lo “scoppio” di una bolla è di solito riconducibile al mercato del debito, cioè al mancato pagamento degli interessi da parte di una società a corto di liquidità. Visti i soggetti coinvolti, penso sia ancora prematuro definirla una bolla in procinto di scoppiare. Allo stesso tempo, però, dobbiamo monitorare gli sviluppi del mercato del private credit. Se ci troviamo in una bolla, a mio avviso, il primo segnale arriverà da lì.
John: Ci sono differenze notevoli tra l’attuale fase di costruzione delle infrastrutture e quella legata allo sviluppo di Internet nel settore delle telecomunicazioni intorno al 2000: un minore ricorso al finanziamento a debito e una capacità che, oggi, è destinata a soddisfare una domanda immediata, a differenza dell’eccesso di fibra ottica dell’epoca. Nonostante questo, l’intensità della spesa per gli investimenti rispetto ai ricavi attuali degli hyperscaler è raddoppiata, proprio come durante il boom di Internet. I cicli della spesa in conto capitale raggiungono un picco, al pari delle valutazioni ad essa associate, per poi procedere a un successivo calo, brusco o graduale. Guardando oltre l’attuale fase dominata dai “fornitori di strumenti” dell’intelligenza artificiale (come accadde nell’epoca dot-com), ritengo probabile che le aziende destinate a beneficiare effettivamente delle applicazioni dell’IA non siano ancora emerse come leader di mercato. Individuare le società che adotteranno con successo la tecnologia genererà alfa, indipendentemente dalla durata e dal ROI del ciclo di investimenti.
Thorsten: Tutte le osservazioni fatte fin qui sono valide. Detto ciò, la nostra strategia si concentra sugli investimenti nei fornitori di tecnologie di base dell’IA, piuttosto che sulle realtà che cercano semplicemente di monetizzare queste strategie come cercatori d’oro. Quando investiamo nelle società che rendono possibile l’Intelligenza artificiale, gli “enabler”, prestiamo sempre attenzione a quale parte dei ricavi futuri provenga dall’attività “ordinaria”, cercando di escludere quella riconducibile all’eccesso di entusiasmo, che può essere trascurata o rinviata a un secondo momento.