Ad esempio, la politica della Fed influenza il tratto a breve termine della curva, per cui gli investitori si concentrano sugli ultimi dati sull'occupazione e sull'IPC. Nella fascia intermedia, da tre a 10 anni, la variabile più importante è la crescita economica. Per le scadenze più lunghe, invece, contano i fondamentali di lungo periodo.
Anche per le preoccupazioni a lungo termine abbondano le speculazioni. L'inflazione sarà strutturalmente più alta o più bassa nei prossimi decenni? In che modo i megatrend, come la crescita demografica, influiranno sulla crescita a lungo termine? E i Treasury USA rimarranno un asset privo di rischio?
Oggi il livello di speculazione è particolarmente elevato sull'ultima domanda. Alcuni operatori di mercato temono che i tagli alle tasse possano far crescere il debito pubblico statunitense, che è già pari a circa il 110% del PIL. L'entità del debito e la capacità del governo di coprire gli interessi passivi sono fonte di grande preoccupazione per le agenzie di rating.
Fortunatamente, il rating dei titoli di Stato USA è sostenuto da punti di forza strutturali come l'elevato reddito pro capite, la posizione di economia più grande al mondo e un ambiente economico dinamico. Il governo statunitense beneficia inoltre di un'enorme flessibilità di finanziamento grazie all'ingente domanda globale del dollaro USA, la valuta di riserva più importante al mondo. Riteniamo che questi punti di forza facciano da contrappeso al crescente debito nazionale, contribuendo ad affermare gli attuali rating.
Il Giappone dimostra che l'aumento del deficit federale non richiede un incremento dei rendimenti. Il rapporto debito/PIL di questo Paese è quasi il doppio di quello degli Stati Uniti, mentre i suoi rendimenti sono molto più bassi. Dal 1990, infatti, tale rapporto in Giappone è più che quadruplicato, anche se il rendimento dei decennali è sceso da oltre l'8% all'attuale 1% circa.
Il punto cruciale, tuttavia, è che il problema del debito nazionale è talmente noto che riteniamo sia già stato scontato dal mercato obbligazionario.
Rendimenti: alti a lungo, ma non per sempre
La visibilità è scarsa nel prevedere la direzione dei rendimenti obbligazionari nel breve termine. Detto questo, è probabile che la volatilità rimanga elevata. Riteniamo che i rendimenti possano continuare a oscillare in una fascia più alta, date le aspettative del mercato di una crescita più rapida e di un'inflazione moderatamente più elevata. I rendimenti dei Treasury decennali potrebbero oscillare tra il 4,25% e il 4,75% nei prossimi sei mesi (ci vorrebbe un aumento significativo dell'inflazione, che riteniamo improbabile, perché superino il 5%).
La nostra attenzione, tuttavia, rimane sul medio termine e consigliamo agli investitori di fare lo stesso. Al momento i rendimenti sono prossimi ai massimi ciclici; storicamente, sono scesi durante i cicli di allentamento della Fed (cfr. Grafico), e la nostra aspettativa che la Fed continui ad allentare la politica è invariata.