Outlook obbligazionario: sei strategie per cogliere ogni opportunità

01 ottobre 2025
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Posizionare i portafogli adesso per cogliere le opportunità via via che maturano.

La crescita globale e i rendimenti obbligazionari restano su un percorso più lento e contenuto, creando un contesto favorevole per le obbligazioni. Tuttavia, i rischi sotto la superficie impongono di prestare attenzione. In una stagione di cambiamenti, condividiamo le nostre prospettive e sei strategie per aiutare gli investitori a cogliere le opportunità e a prepararsi alle sfide future. 

I rischi di coda diminuiscono, ma i fattori avversi persistono 

Il contesto macroeconomico è ancora incerto, ma i rischi di coda per il nostro scenario centrale relativo ai prossimi trimestri sono diminuiti. Adesso che le politiche sui dazi sono state in gran parte chiarite, il sentiment delle imprese dovrebbe migliorare grazie alla diminuzione dell’incertezza. Tuttavia, i dazi hanno conseguenze concrete. La crescita ha già decelerato in gran parte del mondo sviluppato e prevediamo che questo rallentamento continuerà, dato che imprese e consumatori dovranno affrontare un aumento dei costi di produzione e dei prezzi.

Negli Stati Uniti l’impatto dei dazi si è manifestato più tardi del previsto, poiché le aziende hanno anticipato le importazioni dall’estero in vista dei cambiamenti della politica commerciale. Adesso che le scorte sono in gran parte esaurite, però, l’effetto è più evidente. Le assunzioni hanno registrato una brusca frenata, poiché le aziende si preparano a gestire strutture di costo più alte. Le politiche di migrazione ed espulsione hanno ridotto l’offerta di lavoro, sommandosi alla contrazione delle assunzioni già in atto.

Se questo rallentamento si trasformasse in un'ondata di licenziamenti, la modesta decelerazione della crescita a cui assistiamo attualmente potrebbe diventare molto più pronunciata. Tuttavia, questa eventualità non è contemplata dal nostro scenario di riferimento. Prevediamo che le imprese statunitensi sapranno affrontare alcuni trimestri di domanda sottotono senza ridurre sensibilmente gli organici, e che i consumatori riusciranno a sopportare gli aumenti dei prezzi fintanto che l’occupazione rimarrà stabile.

La Federal Reserve, che a settembre ha ridotto i tassi al 4,0-4,25%, secondo noi, probabilmente continuerà ad allentare la sua politica monetaria più rapidamente di quanto atteso dal mercato, portandola verso un assetto neutrale.

In Europa si delinea un quadro diverso. Recentemente la Banca centrale europea (BCE) ha lasciato i tassi invariati al 2,0%, ha rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita (a quasi l’1% per il 2026) e ha confermato le proiezioni di un’inflazione inferiore al target. L’incertezza sulle politiche commerciali è diminuita, ma gli effetti dei dazi e della debolezza del quadro globale non si sono ancora manifestati del tutto. Prevediamo che la BCE effettuerà un altro taglio dei tassi nel corso di quest’anno, anche se la maggior parte dell’allentamento è con ogni probabilità già avvenuta.

In altre regioni, si registrano numerosi casi di allentamento monetario. Le banche centrali dei mercati emergenti hanno ridotto i tassi, contribuendo ad attenuare il rallentamento dell’economia globale. In molti paesi emergenti, le dinamiche dei tassi di cambio (tra cui l’indebolimento del dollaro USA) lasciano spazio a ulteriori tagli. Un’economia mondiale in rallentamento, ma non in recessione, dovrebbe premiare le economie emergenti, dove i rendimenti sono più alti che nella maggior parte del mondo sviluppato.

La Cina resta un caso a sé. Sussiste ancora un rischio di deflazione e le misure politiche adottate finora hanno stabilizzato la crescita e i prezzi, senza però imprimervi nuovo slancio. Prevediamo che Pechino manterrà un atteggiamento di cautela in attesa di maggiore chiarezza sull’evoluzione dei rapporti USA-Cina, ragion per cui un’accelerazione della crescita nel prossimo futuro ci sembra improbabile.

Fragilità a lungo termine

Guardando al futuro, nutriamo crescenti preoccupazioni in merito alle fragilità strutturali del sistema. Le persistenti tensioni commerciali potrebbero degenerare in spaccature geopolitiche, e quelle che erano un tempo relazioni diplomatiche stabili, essenziali per la promozione degli interessi economici reciproci, potrebbero indebolirsi.

In tutto il mondo sviluppato sono in aumento anche le vulnerabilità dei conti pubblici. Mentre gli investitori si dicono preoccupati per l’aumento dei deficit nei conti pubblici  e per la possibile erosione dello status di bene rifugio dei Treasury USA e del dollaro USA, noi non abbiamo ancora riscontrato un aumento significativo del premio a termine sulle obbligazioni a lunga scadenza. A ben vedere, la nostra analisi non rileva una relazione significativa tra i livelli di debito e i rendimenti dei titoli di Stato in tutto il mondo.

Ciò detto, il passato non è necessariamente destinato a ripetersi: se i disavanzi continuassero ad aumentare o se la fiducia nelle banche centrali venisse meno, i mercati potrebbero riprezzare questi rischi, sia in modo graduale oppure in maniera brusca e destabilizzante.

A nostro modo di vedere queste condizioni prefigurano un regime globale meno armonizzato, in cui i cicli economici variano in maniera più significativa tra una regione e l’altra, e in cui l’economia mondiale opera con minore efficienza, con più inflazione rispetto alla crescita. Le imprese potrebbero dover fare i conti con rapporti commerciali tesi, catene di fornitura precarie, condizioni di inflazione e crescita volatili e, potenzialmente, traiettorie di politica monetaria divergenti.

Un altro fattore di rischio è l’interferenza politica nell’operato delle banche centrali, in special modo negli Stati Uniti. L’indipendenza della Fed riveste un’importanza cruciale per i tassi a lungo termine: se i mercati iniziassero a dubitare della sua credibilità, le conseguenze per i Treasury USA e per la stabilità finanziaria globale potrebbero essere molto gravi.

I mercati sembrano disposti a ignorare questi rischi per il momento, per focalizzarsi invece sul breve termine; a nostro avviso, però, sembra si stiano formando gradualmente le condizioni per una possibile crisi futura.

Sei strategie da mettere in pratica

  1. Gestire attivamente la duration.


    Prevedere la direzione dei rendimenti obbligazionari nel breve periodo è arduo. La nostra attenzione, tuttavia, rimane concentrata sul medio termine e crediamo che per gli investitori possa essere opportuno fare lo stesso. Storicamente l’allentamento delle politiche monetarie ha portato a un calo dei rendimenti. Per questo, a nostro parere, è probabile che, nei prossimi 2-3 anni, i prezzi delle obbligazioni salgano sulla scia del calo tendenziale dei rendimenti nella maggior parte delle regioni.

    Secondo le nostre analisi, la domanda di obbligazioni, considerata la quantità di denaro che ancora rimane non investita, potrebbe restare eccezionalmente robusta. Al 24 settembre, infatti, 7.300 miliardi di dollari erano impiegati in fondi monetari statunitensi, un retaggio della strategia “T-bill and chill”, popolare quando le banche centrali stavano aumentando i tassi in modo aggressivo Adesso che i tassi stanno diminuendo, prevediamo che una cifra compresa tra 2.500 e 3.000 miliardi di dollari tornerà sui mercati obbligazionari nei prossimi anni.

    Ci aspettiamo che i titoli obbligazionari, che di recente hanno assunto nuovamente il loro ruolo tradizionale di àncora di salvezza, mantengano tale funzione. La duration, ovvero la sensibilità dei prezzi delle obbligazioni alle variazioni dei tassi d’interesse, rimarrà con ogni probabilità negativamente correlata alle azioni, e dovrebbe, a nostro avviso, venire considerata in qualsiasi asset allocation.

    Agli investitori con portafogli orientati verso le brevi scadenze suggeriamo di aumentare la duration. La duration giova ai portafogli producendo maggiori plusvalenze quando i tassi d’interesse diminuiscono. Ma non basta impostare la duration del portafoglio e poi dimenticarsene. Quando i rendimenti sono più alti (e i prezzi delle obbligazioni più bassi), conviene allungare la duration, mentre quando i rendimenti sono più bassi (e i prezzi più alti) è meglio ridurla. Occorre inoltre ricordare che anche qualora i tassi dovessero salire rispetto ai livelli odierni, gli attuali rendimenti di partenza elevati rappresentano una protezione contro eventuali flessioni dei prezzi.

    Dove cercare la duration? I titoli di Stato, la fonte più pura di duration, offrono un’abbondante liquidità e contribuiscono a compensare la volatilità dell’azionario. Una fonte significativa e diversificata di duration è offerta, inoltre, da alcuni strumenti cartolarizzati. Si può anche assumere un’esposizione alla duration in diverse regioni.

  2. Ragionare in ottica globale.


    Con la divergenza delle politiche monetarie le opportunità idiosincratiche aumenteranno a livello globale e i vantaggi offerti dalla diversificazione tra i diversi cicli economici e dei tassi d’interesse si faranno più pronunciati.

  3. Porre particolare enfasi sulla qualità creditizia.


    Durante le fasi di turbolenza del 2025, il credito ha dimostrato maggiore tenuta rispetto alle azioni. Gli spread rimangono poi prossimi ai minimi storici, di riflesso al clima generale di propensione al rischio prevalente sul mercato. Ciò detto, quando si formulano previsioni sui mercati del credito, riteniamo sia più importante concentrarsi sui livelli di rendimento che sugli spread.

    Storicamente il rendimento si è rivelato un miglior indicatore delle performance nei 3-5 anni successivi rispetto agli spread, anche in contesti di mercato molto complessi, e, attualmente, i rendimenti di tutti gli asset sensibili al credito ci sembrano molto interessanti. Le obbligazioni high yield, ad esempio, al momento offrono, in media, il 6,6%.

    Nelle attuali condizioni occorre però un’attenta selezione dei titoli. Il mutamento di politiche e regolamentazione non influirà su tutti i settori e le aziende in maniera uniforme, ed eterogeneo sarà anche l’impatto della debolezza economica. I settori energia e finanza, ad esempio, saranno verosimilmente soggetti a una minore regolamentazione, mentre quelli più dipendenti dalle importazioni, come il commercio al dettaglio, potrebbero incontrare difficoltà.

    Riteniamo opportuno sottopesare i settori ciclici, le società con rating CCC (da cui proviene buona parte dei default) e il debito cartolarizzato a minor rating, che sono le aree più vulnerabili in un contesto di rallentamento economico. Un mix di settori a maggior rendimento in tutto lo spettro dei rating (compresi titoli corporate, debito dei mercati emergenti e asset cartolarizzati) può fornire ulteriore diversificazione.

  4. Adottare un assetto bilanciato.


    Riteniamo che i titoli di Stato e i settori sensibili al credito possano oggi giocare un ruolo importante all’interno dei portafogli. Tra le strategie più efficaci ci sono quelle che abbinano i titoli di Stato e altri asset sensibili ai tassi d’interesse con asset creditizi orientati alla crescita in un unico portafoglio gestito in modo dinamico.

    Questo abbinamento sfrutta la correlazione negativa tra i titoli di Stato e gli asset orientati alla crescita, contribuendo inoltre a mitigare rischi di coda come il ritorno di un’inflazione estrema o un crollo economico. Unire asset diversificati in un unico portafoglio rende più semplice gestire l’interazione tra i rischi di tasso e di credito e privilegiare ora la duration ora il credito a seconda del mutamento delle condizioni di mercato.

  5. Adottare un approccio sistematico.


    Il contesto odierno accresce anche il potenziale di alfa associato alla selezione dei titoli. Gli approcci sistematici attivi all’obbligazionario possono aiutare gli investitori a cogliere queste opportunità.

    Le strategie sistematiche fanno leva su una serie di fattori predittivi, come il momentum, che non sono colti in modo efficiente da approcci tradizionali agli investimenti. Queste strategie inoltre non sono soggette all’impatto emotivo delle notizie di attualità. Poiché gli approcci sistematici dipendono da fattori di performance differenti, riteniamo che i loro rendimenti possano essere complementari a quelli delle strategie attive tradizionali.

  6. Proteggersi dall’inflazione.


    Siamo del parere che gli investitori dovrebbero valutare la possibilità di aumentare le allocazioni nelle strategie di protezione dall’inflazione, considerando il rischio di future fiammate inflazionistiche, gli effetti corrosivi dell’inflazione e la relativa convenienza economica di un’esplicita copertura dall’inflazione.

Investitori attivi: prepararsi a cogliere le opportunità 

Gli investitori, a nostro avviso, dovrebbero imparare a convivere con le mutevoli aspettative sulle politiche economiche e con le turbolenze di breve termine, posizionando al contempo i propri portafogli per sfruttare le opportunità create dagli episodi di accesa volatilità. È bene mantenere abbondanti riserve di liquidità, in modo da poter incrementare l’esposizione al rischio alle proprie condizioni, non a quelle dettate dal mercato.

Soprattutto, è opportuno tenere sott’occhio trend di più ampio respiro, come il rallentamento della crescita economica, rendimenti di partenza interessanti e domanda repressa. Nell’insieme, questi trend dipingono un quadro favorevole per gli investitori obbligazionari e riteniamo che le condizioni attuali potrebbero dimostrarsi redditizie per quelli che sapranno trarne vantaggio.

Le opinioni espresse nel presente documento non costituiscono una ricerca, una consulenza di investimento o una raccomandazione di acquisto o di vendita e non esprimono necessariamente le opinioni di tutti i team di gestione di portafoglio di AB. Le opinioni sono soggette a modifiche nel tempo.