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Market Matters

Turbolenze geopolitiche e un nuovo ordine mondiale: le implicazioni per gli investitori

24 marzo 2025
8 min read
Inigo Fraser Jenkins
Inigo Fraser Jenkins Chief Investment Strategist

Il cambiamento epocale in atto nel panorama geopolitico ed economico avrà effetti più profondi dei dazi e delle guerre commerciali. Inciderà sulle performance attese, sui bisogni degli investitori e persino sul loro approccio al rischio.

L’evoluzione dell’ordine mondiale potrebbe condurre a un cambio di atteggiamento

L’ordine mondiale a guida statunitense emerso nel secondo dopoguerra, che da allora costituisce un punto fermo dello scenario internazionale, sembra sul punto di svanire, sovvertendo le basi fondamentali su cui poggiano le relazioni internazionali.

Il cambiamento sembra scaturire dalla convinzione degli Stati Uniti secondo cui il sostegno alle istituzioni globali pone un limite al loro potere. La bufera dei dazi ha intaccato la fiducia degli investitori mondiali negli Stati Uniti, e ripristinarla potrebbe non essere semplice. Ciò potrebbe ripercuotersi sulle opinioni relative alle azioni, alle obbligazioni e al dollaro USA.

Nel 2022 il biglietto verde ha contribuito ad attenuare l’impatto dei ribassi registrati sui mercati azionari e obbligazionari. Tuttavia, la valuta statunitense è in calo da inizio aprile e i Treasury USA non hanno assicurato una difesa altrettanto efficace. Una domanda incombe sui mercati: gli investitori hanno cambiato atteggiamento nei confronti degli asset statunitensi?

La sfida crescente del debito pubblico

Negli ultimi tempi la battaglia dei dazi ha monopolizzato l’attenzione dei media. Tuttavia, a nostro avviso, la difesa nazionale, il dollaro, gli scambi commerciali e il debito sono tutti strettamente legati tra loro a livello strategico.

Gli Stati Uniti sembrano desiderosi di rafforzare il proprio potere militare e di mantenere il ruolo dominante del dollaro nella finanza internazionale. Tuttavia, l’aumento del debito potrebbe ostacolare le loro ambizioni. Entro il 2050, il debito degli Stati Uniti potrebbe superare il 150% del prodotto interno lordo (cfr. Grafico).

Nel 2024 il costo del servizio del debito ha superato per la prima volta il budget statunitense per la difesa. È probabile che non basti stimolare la crescita o ridurre altre spese, né incrementare la produttività, per risolvere il problema. Di conseguenza, gli Stati Uniti potrebbero propendere per una svalutazione del dollaro, in modo da preservarne lo status di valuta di riserva e aiutare al contempo gli esportatori.

The US Government Debt Burden Is Rising

US Federal Debt Held by the Public as a Percentage of Gross Domestic Product

Current analysis do not guarantee future results.

GDP The Congressional Budget Office (CBO) projection represents data that supplements its March 2025 report. The Long-Term Budget Outlook: 2025 to 2055. As of April 3, 2025. Source: CBO and AllianceBernstein (AB).

I rischi legati al dollaro sono probabilmente aumentati

Il desiderio di indebolire il dollaro USA avrebbe, quale implicazione più evidente, quella di costringere gli investitori non statunitensi a ricercare una maggiore copertura valutaria.

Gli investitori esteri, in genere, coprono nei portafogli obbligazionari una quota dell’esposizione in dollari maggiore di quella coperta nei portafogli azionari per proteggersi dalle variazioni sfavorevoli dei tassi di cambio.

Le obbligazioni sono tendenzialmente meno volatili delle valute dei mercati sviluppati, mentre le azioni sono in genere più volatili. Negli ultimi decenni il biglietto verde si è rafforzato, per cui gli investitori non statunitensi hanno beneficiato della possibilità di coprire una quota minore dell’esposizione in dollari.

Tuttavia, riteniamo che i rischi legati al dollaro siano aumentati, e dunque che gli investitori dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di coprire una quota maggiore delle loro posizioni in dollari, anche se tale copertura è costosa nel breve periodo.

“

Gli investitori globali dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di coprire una quota maggiore di posizioni in dollari nelle loro allocazioni.”

Il nostro suggerimento di coprire una quota maggiore dell’esposizione in dollari non va inteso come una constatazione della fine dell’eccezionalità statunitense. Nonostante i recenti shock sul fronte delle politiche economiche, vi sono ancora forze strutturali che fanno degli Stati Uniti una destinazione strategica interessante per gli investitori globali:

La crescita della popolazione statunitense in età lavorativa è probabilmente destinata a diminuire, ma a restare positiva, mentre in altre economie sviluppate e in Cina si registra una contrazione.

La presenza di aziende con una redditività strutturalmente più alta e un settore tecnologico di successo implicano la capacità di continuare ad avere margini di guadagno più elevati.

Le catene di fornitura delle imprese statunitensi sono geograficamente più robuste di quelle delle omologhe di altre regioni.

Il mercato interno statunitense offre una gamma di opportunità interessanti, grazie alle sue dimensioni e alla sua vasta portata.

Il dollaro USA è ancora la valuta di riserva mondiale. La guerra commerciale potrebbe accelerare la sua sostituzione con un’altra valuta, ma al momento non esiste un’alternativa credibile.

L’esigenza di ottenere rendimenti reali suggerisce di sovrappesare le azioni

Gli investitori hanno ancora bisogno di battere l’inflazione, per cui necessitano di un sovrappeso strategico sulle azioni, nonostante le condizioni non proprio ottimali.

Dal punto di vista strategico, gli investitori si confrontano con una crescita più lenta e un’inflazione più elevata. In termini più tattici, la crescita degli utili per azione nel 2025 potrebbe rivelarsi più debole, se non addirittura negativa. Inoltre, le valutazioni azionarie sono elevate, anche negli Stati Uniti (cfr. Grafico).

Tuttavia, gli investitori hanno ancora bisogno di rendimenti superiori all’inflazione, ossia di “rendimenti reali positivi”. Pertanto, l’argomentazione strategica a favore di un sovrappeso sulle azioni è ancora valida: l’azionario globale si conferma il più grande asset reale.

Alla luce del sentiment negativo degli investitori globali, non escludiamo ulteriori deflussi dai mercati azionari statunitensi, ma continuiamo a credere nell’eccezionalità degli Stati Uniti.

Le azioni statunitensi sono ancora costose in termini storici

Azioni USA, P/E di Shiller corretto per il ciclo economico

La performance passata non costituisce garanzia di risultati futuri.

Al 5 aprile 2025

Fonte: database di Robert Shiller e AB

Una maggiore esposizione azionaria comporta la necessità di rafforzare le posizioni difensive

Gli investitori necessitano ancora di asset in grado di generare rendimenti reali positivi. Tuttavia, la volatilità sembra destinata a rimanere elevata, per cui è necessario assumere posizioni più difensive.

All’inizio della diatriba sui dazi, i Treasury USA hanno mostrato buona tenuta, ma sono diventati un fattore di diversificazione meno efficace, visto l’andamento altalenante delle quotazioni. Inoltre, la stretta correlazione positiva tra i rendimenti obbligazionari e il dollaro USA è venuta meno.

Dato l’aumento dei rischi legati al dollaro, gli investitori globali dovrebbero considerare la possibilità di incrementare le coperture valutarie. Il premio a termine associato ai Treasury USA a più lungo termine finirà probabilmente per aumentare, con il conseguente irripidimento della curva dei rendimenti.

Sebbene la correlazione negativa tra i Treasury USA e le azioni statunitensi possa temporaneamente vacillare, come accaduto in aprile, siamo fiduciosi che le obbligazioni governative statunitensi possano ancora svolgere il ruolo di asset sicuri in un portafoglio, insieme ad altri elementi di diversificazione.

Altre opzioni da prendere in considerazione per la diversificazione del portafoglio

Determinati investimenti nei comparti dell’azionario, dell’obbligazionario e degli asset alternativi possono favorire un’ulteriore diversificazione dei portafogli.

Tra questi, ad esempio, figurano gli asset privati e i fattori azionari come low volatility, che si è in genere dimostrato efficace. Vale la pena di prendere in considerazione anche le strategie a gestione attiva. Alcune posizioni in titoli di Stato potrebbero essere sostituite da una maggiore esposizione al credito investment grade.

Riteniamo che anche l’oro possa trovare posto tra gli asset reali rischiosi da sovrappesare nei portafogli. La sua “onerosità”, a nostro avviso, è semplicemente indicativa di una situazione in cui la maggior parte delle asset class ha raggiunto una piena valutazione. L’oro presenta storicamente una bassa correlazione con le azioni, anche nei contesti di alta inflazione. La domanda di oro da parte delle banche centrali sembra destinata a rimanere sostenuta e gli alti rapporti debito/PIL delle economie del G7 potrebbero indurre i policymaker ad accettare un aumento dell’inflazione o un deprezzamento delle valute rispetto al metallo prezioso.

“

Gli investitori non possono certo smettere di assumersi dei rischi. In un contesto di crescita in calo e inflazione in aumento, necessitano di un’allocazione strategica che possa portare a rendimenti reali positivi.

In sintesi...

La bufera dei dazi ha accelerato l’arrivo di un nuovo regime di investimenti caratterizzato da una crescita più bassa, un’inflazione più elevata e maggiori turbolenze. Ha anche messo a dura prova la fiducia degli investitori. Tuttavia, i portafogli devono ancora battere l’inflazione. Riteniamo che ciò richieda un’esposizione sovrappesata agli asset rischiosi, incluse le azioni statunitensi. Detto questo, è bene diversificare anche con investimenti difensivi.

Inigo Fraser Jenkins
Inigo Fraser Jenkins Investment Strategist

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